Francesco Vecchi
Cronaca

Blitz dei Nas: sequestrato il Registro tumori

I carabinieri di nuovo al Policlinico, al Centro oncologico nell’ufficio di Federico. Portati via due hard disk

L’auto dei Nas a ridosso dell’ingresso del Centro Oncologico

L’auto dei Nas a ridosso dell’ingresso del Centro Oncologico

Modena, 5 febbraio 2015 - Due hard disk, memorie per computer di quelle che immagazzinano migliaia di dati. E, nel caso specifico, si tratta di file relativi ai malati oncologici di tutta la provincia. Nomi e cognomi oltre ad aspetti medici, in sostanza. Anno dopo anno, fino a comporre quello che notoriamente è conosciuto come il ‘Registro tumori di Modena’, nato nel 1987 e strumento utilizzato esclusivamente per dare valenza scientifica alle statistiche sulla malattia e tutte le sue sfaccettature nel nostro territorio. Li hanno prelevati, e sequestrati, ieri mattina, i carabinieri del Nucleo antisofisticazione e sanità (i Nas) che ancora una volta si sono così presentati al Policlinico di via Del Pozzo. L’entrata (in sei) intorno alle 10; l’uscita, con firma del verbale, verso le 15.

Perché questo nuovo blitz, che più precisamente ha riguardato il padiglione Beccaria, ovvero il Centro oncologico modenese? Perché, ovviamente, c’è stata una denuncia. Esposto presentato dai vertici dell’Ausl e che ha come destinatario l’oncologo e presidente dell’associazione Angela Serra, Massimo Federico. Le accuse (tre) parlano di peculato, abuso d’ufficio e interruzione di pubblico servizio. Poi per quel che il pubblico ministero deciderà di formulare in via ufficiale il discorso cambia. Nel senso che l’indagine della procura (che il blitz dimostra esistere) potrebbe incanalarsi su altre ipotesi di reato, o, anche, confermare solo in parte ciò che i legali dell’Ausl ipotizzano. In ogni caso, l’evento di ieri dimostra l’ennesimo scontro tra il professore e i vertici della sanità (questa volta l’Ausl soltanto, il Policlinico c’entra come luogo fisico e basta), dopo la presunta opposizione di Federico alle verifiche interne al Com successive allo scandalo Cardiologia (da lui sempre negata) e il seguente sciopero della fame.

Questa volta il caso nasce a seguito della fine della convenzione tra l’Ausl e l’associazione Angela Serra per la ricerca sul cancro. Fatto avvenuto a fine marzo dello scorso anno. Dopo questo ‘divorzio’ i vertici sanitari hanno chiesto a Federico proprio il Registro tumori. I due hard disk dunque. Ma Federico non li ha restituiti, sostenendo che la richiesta gli è sì arrivata, ma solo nella veste di presidente dell’Angela Serra e non come direttore del Registro stesso. Questo ha portato alle vie legali e al blitz di ieri, che, tra parentesi, ha interessato anche l’abitazione privata modenese dell’oncologo (attualmente il professore si trova a Lecce). I Nas sono successivamente entrati nell’ufficio di Federico al terzo piano del Com, restando all’interno per alcune ore, prima di uscirne con il Registro ‘conteso’ e, pare, anche altri documenti. «Dico soltanto – il commento di Federico – che i due hard disk mi sono stati chiesti in qualità di presidente dell’Angela Serra. Ma se i vertici della sanità affidano questa memoria al presidente di un’associazione di volontari, allora devono dimettersi. In qualità di direttore del Registro, invece, non mi è arrivata richiesta alcuna. Ruolo, preciso, che mi è stato dato con delibere su delibere dagli anni ’80 ad oggi e che anche i vertici sanitari mi hanno riconosciuto, come i documenti dimostrano. Ho passato gli anni migliori a concorrere per la realizzazione del Com, questo è quanto, oggi, mi torna indietro. Accanimento e accuse infondate». Se dall’Ausl non arrivano repliche ufficiali, voci di corridoio, da quella direzione, sostengono che la richiesta di restituzione sarebbe pervenuta ad entrambe le ‘vesti’ di Federico. Il caso, comunque, non può avere alcuna ripercussione sui pazienti in cura.