Modena, 11 ottobre 2018 - Ventiquattro agosto, due settembre (video). Dieci giorni di follia, che sarebbero potuti proseguire se non lo avessero fermato. Dieci giorni durante i quali Raffaele Esposito (per gli inquirenti persona incapace di controllare i propri impulsi ad atti di violenza estrema) avrebbe violentato una donna che conosceva, a Zocca, ucciso una prostituta di 31 anni in via Breda (zona San Cataldo) per poi bruciare il cadavere a San Donnino e tentato di sequestrare una 18enne in mezzo alla strada a Savignano sul Panaro, spacciandosi per un appartenente all’Arma.

24 agosto 2018

Procura e carabinieri ne sono certi: il rinvenimento del corpo carbonizzato di Neata Vasilica Nicoleta (che risale al 10 settembre, ad opera di un ciclista), conosciuta come ‘Nina’, è il punto ‘più alto’ in una escalation di sadismo e violenza compiuti da un maniaco seriale e omicida, che se non fosse stato fermato, probabilmente, avrebbe colpito ancora. «Quella giovane che è riuscita a sfuggirgli è stata davvero fortunata», le parole del procuratore Lucia Musti. Facile e terribile al tempo stesso immaginare quale poteva essere l’esito della condotta del 2 settembre se la ragazza vittima del tentato sequestro non avesse tempestivamente reagito, si evince sempre dalle indagini. 

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Trentaquattro anni, ludopatico e tossicodipendente, cuoco, Esposito (nato a Napoli, ma residente a Savignano sul Panaro, con piccoli precedenti) si trova da diversi giorni nel carcere di Sant’Anna. Per lui la misura cautelare si regge su una doppia ordinanza a firma del gip Barbara Malvasi; la prima esito dei fatti del 2 settembre a Savignano, la seconda per l’omicidio e la violenza sessuale a Zocca. All’inchiesta ha lavorato un intero pool di magistrati (Claudia Natalini, Marco Imperato e il procuratore Musti), coordinando il lavoro affidato a Stefano Nencioni, neo comandante del nucleo operativo dei carabinieri, che ha iniziato il suo incarico a Modena proprio nelle ore del rinvenimento del corpo della prostituta ‘Nina’. Bisogna però tornare al 24 agosto, a Zocca, per ripercorre i primi passi di quei dieci giorni nei quali l’obiettivo di Esposito pare essere solo uno: donne, giovani e dal corpo esile.

Sono le sette e mezza di un venerdì mattina quando la vittima (omettiamo ogni riferimento per la privacy), che Esposito conosce molto bene, viene assalita alle spalle dal 34enne (ha poi confessato la responsabilità dell’accaduto) forse armato di cacciavite, mentre esce di casa per andare al lavoro. L’aggressore la benda e la imbavaglia, utilizzando indumenti da bambino, poi abusa di lei non lontano dalla Y bianca di proprietà di una delle figlie della sua compagna. Prima di fuggire le getta addosso del liquido, risultato poi essere acqua, e armeggia con un fiammifero, accendendolo e terrorizzando la donna che teme appunto di essere stata bagnata con della benzina, come una sinistra premonizione di quanto accadrà meno di una settimana dopo, la notte tra il 29 ed il 30 agosto.

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Siamo in zona Cialdini, il 34enne, che durante gli interrogatori ha indicato come autori «uomini di colore», avvicina la 31enne Neata Vasilica Nicoleta. Forse per un raptus scattato a fronte di un rifiuto di un rapporto sessuale, l’uomo colpisce la lucciola, si presume alla testa e con un bastone. In via Breda (vicino a San Cataldo) carica la giovane sulla Lancia Y bianca che utilizza, si procura della benzina a un distributore sulla Vignolese e a San Donnino, in un’area appartata a ridosso del percorso natura ‘Panaro’ le dà fuoco. Era viva o morta? Gli inquirenti per il momento non escludono che la giovane sia stata arsa mentre era ancora in vita. Fatto questo, va a Spilamberto, e in un bar, tra le cinque e le sei del mattino punta dei soldi a un videopoker, prima di rientrare a casa. 

Tre giorni dopo, domenica 2 settembre, alla luce del sole, la Y bianca viene immortalata dalle telecamere di un’abitazione di Savignano sul Panaro. La portiera posteriore destra è aperta, le altre no. Dopo pochi secondi si vede la sagoma di una giovane che cammina nella vicina zona pedonale. Esposito la raggiunge, si qualifica come carabiniere, tenta di afferrare la 18enne straniera, per caricarla in macchina. Afferra la sua borsetta, in mano sembra avere un sacchetto del pattume (per ‘incappucciarla’?). La giovane si divincola, Esposito le getta addosso la borsetta e torna alla sua auto, per allontanarsi. Che avrebbe fatto di lei altrimenti, l’avrebbe uccisa? «Se quella giovane dopo il sequestro fosse riuscita a scappare, allora in un posto così piccolo come Savignano sarebbe riuscita subito ad identificarlo. Probabilmente non avrebbe avuto altre soluzioni, lui, se non quella di ucciderla», la risposta del tenente colonnello Nencioni, ieri mattina davanti agli organi di informazione.