Modena, 8 febbraio 2019 - «Aveva ricevuto minacce di morte dal marito e aveva presentato denuncia in procura neppure un mese fa: il 21 gennaio. Se i casi di violenza contro le donne avessero un canale prioritario, magari, si riuscirebbe ad intervenire in tempo». Così Monica Rustichelli, l’avvocato che da tempo segue le pratiche di separazione di Ghizlan El Hadraoui (video), barbaramente uccisa dal marito Khalil Laamane (foto). Emerge infatti una verità pesante dietro all’assassinio della giovane mamma, accoltellata alle spalle senza alcuna pietà e data alle fiamme; come se la sua vita valesse meno di zero. E la verità è proprio questa; a quanto pare: per lui, il marito - padrone, la moglie non ‘meritava’ alcun rispetto. Chi la seguiva da tempo a livello legale parla di una donna segregata in casa, rimasta per anni nelle grinfie di un uomo che dal venerdì alla domenica era sempre completamente ubriaco e che non accettava quella donna e moglie così ‘libera e occidentale’. E, ancor meno, per motivi anche culturali ha accettato la separazione, arrivando così a premeditare e a mettere in atto l’atroce delitto. Un altro femminicidio annunciato, però, a quanto pare perchè dopo tanti anni di vessazioni e ungherie, Ghizlan aveva deciso di denunciare.

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«Era stata minacciata di morte poco tempo fa – siega il legale – e aveva paura soprattutto per la figlia. Infatti Khalil aveva dato dimostrazione di violenza proprio quest’estate nei confronti della ragazzina: aveva ferito la figlia con un coltello. La sua colpa? Aver cercato di difendere la sua mamma, per l’ennesima volta vittima di un pestaggio. Lei – continua l’avvocato – mi aveva chiesto di non denunciare all’epoca, di andare avanti comunque con la separazione consensuale poichè voleva solo vivere serenamente con i bambini, per i quali andava avanti col sorriso e ai quali si dedicava completamente. Poi, dopo le minacce di morte, a gennaio, l’abbiamo convinta a sporgere querela, depositata direttamente in procura. C’erano discussioni continue, però anche di recente poichè lui non voleva pagare le spese straordinarie ai figli, di cui mai si è occupato. La somma che versava – continua il legale – era sotto i limiti di legge e la mia assistita aveva di recente perso il lavoro e stava facendo colloqui».

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Aveva sopportato insomma l’impossibile la 37enne e, alla fine, aveva deciso di separarsi per evitare che la sua bambina facesse la sua ‘stessa fine’, chiusa in una gabbia di violenza. Quella di una donna schiava di un marito violento e prepotente. 

«Voleva salvarla da lui – continua il legale – ed era terrorizzata tanto che, alla fine, si è convinta poco tempo fa a denunciarlo perchè aveva paura. Siamo tutti sconvolti». Ma nessuno ha fatto niente, alla fine. Anzi si, Khalil Laamane si è preso per anni la vita di quella che avrebbe dovuto essere la donna che amava e l’ha gettata via. Anzi, bruciata come una bambola di pezza». Quando è arrivata la telefonata, mercoledì, allo studio legale inizialmente gli avvocati pensavano anzi, speravano che la denuncia della 37enne fosse stata ascoltata. Invece è arrivata la notizia di quella che a tutti gli effetti è una morte annunciata: due parole troppo spesso legate tra loro, purtroppo. «Non permetteva neppure che la bambina facesse atletica e lei, alla fine, dopo una vita di inferno, aveva detto basta. Ma era già troppo tardi».

Aggiornamento

Proprio il marito, oggi, si è avvalso della facoltà di non rispondere nell'udienza di convalida del fermo che si è svolta direttamente nel carcere di Sant'Anna a Modena (lo aveva già fatto in un primo momento davanti al pm titolare del fascicolo, Luca Guerzoni). Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Modena Paola Lo Savio si è riservato nella decisione.