POSSIAMO vederli acquistando un pacchetto di chewing-gum o un prodotto di bellezza. Sono i piccoli adesivi iridescenti (‘ologrammi’) applicati sulle gomme da masticare, ma anche su cd audio video quale garanzia imposta dalla Siae, sul packaging alimentare e cosmetico, sui prodotti del biomedicale e dell’health care, e ancora nel merchandising delle squadre di calcio di serie A, sulle griffe del mondo della moda, e più in generale per il brand protection del made in Italy. L’evoluzione delle conosciutissime figurine Panini è in parte contenuta nei prodotti immessi sul mercato nazionale e internazionale dalla Leonardus srl. Walter Bergamini, a capo dell’azienda assieme ai figli Alberto ed Andrea, è infatti nipote del compianto Umberto Panini e nella storica azienda di famiglia ha lavorato come dipendente per una ventina d’anni, prima di fondare Leonardus. «Da ragazzino, erano gli anni ’70, per pagarmi il motorino – racconta Bergamini – nel periodo estivo andavo a lavorare dallo zio, cosa che mi ha iniziato al mondo del lavoro ed è stata una grande scuola di vita. Nell’89, dopo la cessione definitiva della Panini, lo zio mi propose di rilevare con suo figlio Marco la Tipografia Nova».

Signor Bergamini, com’era lavorare con lo zio Umberto?

«Era una grande persona, ho imparato tantissimo da lui nell’azienda di famiglia, e questo mi ha consentito di ‘organizzare’ la Leonardus e tutte le aziende che nei miei 29 anni da imprenditore ho avuto il piacere di condurre. Dopo l’acquisizione della ‘Tipografia Nova’, mi contattò un anno dopo mio cugino Antonio, figlio di Giuseppe Panini, che mi affiancò nella società, e così iniziammo il sodalizio nella ‘Leonardus’, che si trasformò nel gruppo Edis, secondo gruppo produttivo di figurine in Italia».

La Leonardus cosa produceva?

«Quasi subito ci rendemmo conto che i materiali speciali per impreziosire le figurine erano strategici per la nostra azienda, ma erano di difficile e costosa reperibilità. Fu così che acquisimmo una piccola società milanese, la ‘Animation srl’ che produceva materiali lenticolari, e che in seguito fu convertita alla produzione di materiali olografici. Negli States vennero acquistate le attrezzature per la creazione dei soggetti olografici, figure o pattern ottenute tramite l’uso di una fonte laser gestita da un computer grafico, la cui specificità è di creare effetti particolari di movimento. All’inizio la produzione era esclusiva per Edis, ma successivamente ci rendemmo conto che c’era un mercato extra figurine che richiedeva i nostri materiali olografici. Si trattava di materiali per autoadesivi, packaging di lusso o cartotecnico che attualmente sono il 45% del nostro mercato».

Dopo?

Nel 2010, l’azienda esce dal gruppo Edis e resta al contempo di esclusiva proprietà della nostra famiglia, io e i miei due figli. Da lì, grazie a una serie di investimenti, e alla realizzazione di un nuovo sito produttivo a Soliera, Leonardus si afferma ulteriormente nel mercato europeo dei materiali olografici e nei mercati del ‘far east’ per le tecnologie applicate con la costruzione di nuovi macchinari che, in parte, abbiamo deciso di vendere a quelli che di fatto sono i nostri maggiori concorrenti, i cinesi».

Il gigante cinese ha bisogno di Leonardus?

«Sì, il mercato cinese ha una forte domanda di olografia, in particolare il settore del tabacco, che richiede grande quantità di prodotto finito che per ovvie ragioni non potremmo fornire dall’Europa, per cui cediamo volentieri il nostro know how, che ci permette di monetizzare e mettere a frutto la nostra ricerca».