IL PADRE SEPARATO: UNA NUOVA FORMA DI POVERTA’
IL PADRE SEPARATO: UNA NUOVA FORMA DI POVERTA’

Il periodo che tutto il mondo sta vivendo (e che ognuno di noi spera di lasciarsi alle spalle quanto prima) ha messo a dura prova ogni componente della società, dal punto di vista fisico, mentale ed economico. Sono aumentate le disuguaglianze e le difficoltà di chi, a causa della pandemia, ha perso la propria occupazione oppure ha visto ridursi drasticamente le proprie entrate.
L’ISTAT ha certificato come, nel corso del 2020, gli italiani in povertà assoluta siano arrivati ad essere più di due milioni, mentre i nostri concittadini che si trovano in povertà relativa (ovvero coloro che non riescono a mantenere un adeguato standard di vita) sono oramai quasi tre milioni.
All’interno di queste due categorie troviamo, in numero sempre maggiore, anche moltissimi padri separati.
La disgregazione del nucleo familiare impoverisce certamente entrambi i suoi componenti, ma è sul padre che tale effetto è maggiormente accentuato. La spiegazione di tale fenomeno è piuttosto semplice: se è vero che oramai la stragrande maggioranza delle separazioni prevede l’affidamento condiviso dei figli, è anche altrettanto vero che, nella quasi totalità dei casi, la prole è collocata “in via prevalente” (formula giuridica nota agli addetti ai lavori) presso la madre. Da tale circostanza discende, per previsione di legge, che l’abitazione comune sia assegnata alla madre e che, dunque, il padre dovrà cercarsi una nuova sistemazione. Si tenga però presente che uscire di casa non significa smettere di sostenere i costi di quell’alloggio anzi, mutuo e spese straordinarie condominiali (nonchè IMU se parliamo di non coniugati) rimarranno comunque a carico del genitore (ovvero il padre) che si dovrà allontanare da casa.
A ciò si aggiunga che il cosiddetto genitore “non collocatario”, ovvero il genitore che non risiede con i figli, dovrà anche provvedere ad un versamento di danaro mensile, in favore del genitore “collocatario”, per contribuire al loro mantenimento.
Il padre separato, dunque, al termine dell’iter processuale, può trovarsi costretto a sostenere le spese per il proprio nuovo alloggio (affitto o nuovo mutuo), le spese del vecchio alloggio, corrispondere l’assegno di mantenimento dei figli ed infine, in caso di coniuge privo di adeguato reddito, versare anche un contributo per il mantenimento dell’ex.
E’ dunque facile comprendere come il padre separato sia, all’interno del processo familiare, la parte che economicamente rischia maggiormente di entrare nella categoria dei “nuovi poveri”.
Per fronteggiare questa situazione l’Associazione Padri Separati, da trent’anni presente sul territorio nazionale, combatte ogni giorno sensibilizzando politica, magistratura ed opinione pubblica a mantenere un focus sempre aperto sul problema, che riguarda oramai migliaia di papà in tutta Italia.
A tale scopo sono rivolte le numerose iniziative che APS promuove da sempre nei tribunali, nelle piazze e sui social, non limitandosi però a sole azioni di sensibilizzazione, ma mettendo in campo anche misure concrete quali l’attivazione di alloggi di cohousing per padri in difficoltà, la raccolta alimentare o di indumenti, il sostegno sociale e legale.
Con la sua attività, spesso svolta in collaborazione con altre associazioni dedite al servizio del prossimo, APS cerca di consentire al padre separato in difficoltà di avere una sistemazione temporanea e di sentirsi supportato legalmente e psicologicamente,
Questo papà, in attesa di riprendere in mano la propria vita, sarà aiutato a mantenere dignità, onorabilità e decoro soprattutto rispetto ai propri figli, spesso vittime indirette ed inconsapevoli della difficoltà economica (e morale) del proprio genitore.