CronacaBimbo annegato a Mirabeach. "Il piano di salvataggio non scattò"
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LORENZO PRIVIATO
Cronaca

Bimbo annegato a Mirabeach. "Il piano di salvataggio non scattò"

La procedura di emergenza pareva collaudata. Eppure, mentre il piccolo Edoardo Bassani stava annegando in una delle vasche del parco, quel meccanismo "non scattò"

Una delle piscina di Mirabeach (foto di repertorio) fu teatro della tragedia del giugno 2019 quando morì il piccolo Edoardo (a sinistra))
Una delle piscina di Mirabeach (foto di repertorio) fu teatro della tragedia del giugno 2019 quando morì il piccolo Edoardo (a sinistra))

Ravenna, 18 gennaio 2023 - La procedura di emergenza pareva collaudata. Eppure, mentre il piccolo Edoardo Bassani stava annegando in una delle vasche di Mirabeach, quel meccanismo "non scattò". Rispondendo a una esplicita domanda del Pm Daniele Barberini, lo ha confermato l’allora coordinatrice dei bagnini del parco acquatico di Mirabilandia, inizialmente indagata e la cui posizione fu poi archiviata.

Oggi, per la tragedia del 19 giugno 2016, ci sono sei imputati per omicidio colposo: i due genitori forlivesi del piccolo che aveva 4 anni, il bagnino neo-maggiorenne, all’epoca assunto da soli dieci giorni, che si trovava più vicino al bimbo, uno dei responsabili della struttura, il responsabile della sicurezza in quel settore e un coordinatore del servizio di salvataggio. Anche all’udienza di ieri, forse una delle ultime, davanti al giudice Natalia Finzi è andato in scena un duro scontro tra il legale dei genitori, che sono anche parte civile con l’avvocato Giovanni Zauli, e gli avvocati della struttura, chiamata anche in veste di responsabile civile per quanto accaduto.

Le domande dell’avvocato Zauli erano tese a dimostrare non solo che il controllo sulla piscinetta dove si trovava il bimbo fosse stato affidato a "un bagnino neo assunto e inesperto, caricato di responsabilità", ma anche che nel complesso la struttura "è poco sicura". Dura la replica dei legali di Mirabeach: "Si continua insinuare che il parco è pericoloso, ma ciò non è oggetto del processo". Nelle immagini delle telecamere si vede il passaggio del bambino da una zona con l’acqua alta 30 centimetri a una in cui l’acqua raggiunge i 110 centimetri di una piscina dell’area dedicata, la "Laguna del Sol".

La responsabile dell’area, ieri nella veste di testimone, ha inoltre confermato che solo il giorno prima quel giovane bagnino aveva ben superato il test cosiddetto della palla, teso ad accertarne la soglia di attenzione e i tempi di reazione in caso di emergenza. Il regolamento prevede che bimbi con meno di 5 anni debbano sempre essere non solo accompagnati, ma a portata di braccio dei genitori. In caso di emergenza, il bagnino utilizza il fischietto, col numero e l’intensità dei richiami che cresce in base al livello di pericolo percepito.

Un meccanismo che, quella volta, non scattò per tempo. Sempre come testimone è stato sentito il capo dei bagnini, addetto alla loro formazione e ai test sull’attenzione, anch’egli entrato poi uscito dall’inchiesta, secondo cui quella postazione di sorveglianza era ritenuta tre le più semplici. Incalzato dal legale dei genitori, ha poi rivisto le definizione, da semplice a "postazione base".