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3 lug 2022

Crollo Marmolada, si temono nuove frane. Zaia: "Temperatura record: ieri 10 gradi in cima"

Un seracco di ghiaccio è crollato da Punta Rocca. Si è aperto un crepaccio, coinvolte due cordate di escursionisti. Il bilancio è di 6 morti e 8 feriti. Gli elicotteri hanno bonificato la zona con il Daisy Bell. Il Cnr spiega perchè è successo

3 lug 2022
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Belluno, 3 luglio 2022 – “È di 6 morti, 8 feriti di cui uno grave e si parla anche di 16 dispersi il bilancio provvisorio delle vittime del crollo di un enorme seracco sulla Marmolada. Lo rende noto Gianpaolo Bottacin, assessore regionale del Veneto alla Protezione civile. "Un grosso seracco in Marmolada è crollato: proprio ieri è stato raggiunto il record delle temperature con 10 gradi circa in vetta", racconta il presidente del Veneto, Luca Zaia, su twitter, aggiornando la situazione della valanga. E il Cnr traccia una prima ipotesi su quanto accaduto oggi in quota: perchè è accaduto il crollo?

È il primo terribile bilancio del crollo della Marmolada, dove un seracco di ghiaccio si è staccato all’improvviso da Punta Rocca, nel versante Bellunese. È successo nel primo pomeriggio di oggi. L’incidente è avvenuto a Pian dei Fiacconi, dove un distacco di roccia ha provocato l'apertura di un crepaccio sul ghiacciaio. Il fronte del seracco ha un fronte di circa 300 metri. La valanga è caduta nella zona di Punta Rocca, sul crinale tra Veneto e Trentino. Per il rischio di nuovi distacchi, l'elicottero di Trento ha provveduto alla bonifica dell'area con il sistema Daisy Bell per scongiurare così il più possibile il pericolo per gli operatori. Le ricerche interrotte per il rischio di nuovi crolli nel pomeriggio, quando la montagna è stata chiusa con un'ordinanza, sono riprese nella notte anche con i droni.

Sommario:

Crollo della Marmolada: le prime immagini
Crollo della Marmolada: le prime immagini

Ecco cosa è successo: lo spiega il Cnr

All'origine della tragedia sulla Marmolada, il caldo eccessivo delle ultime settimane. “Il caldo estremo di questi ultimi giorni, con questa ondata di calore dall'Africa, ha verosimilmente prodotto una grossa quantità di acqua liquida da fusione glaciale alla base di quel pezzo di ghiacciaio”, rileva Renato Colucci, l'esperto del Cnr. “Siamo quindi – prosegue – proprio nelle condizioni peggiori per distacchi di questo tipo”.

Secondo Colucci, non ci sono ancora le condizioni per capire “se si tratti di un distacco di fondo del ghiacciaio o superficiale, ma la portata sembra molto importante, a giudicare dalle prime immagini e informazioni ricevute”. L'esperto rileva infine che “l'atmosfera e il clima, soprattutto al di sopra dei 3.500 metri di quota, è in totale disequilibrio” e “purtroppo, questi eventi sono probabilmente destinati a ripetersi nei prossimi anni”. Anche per questa estate, conclude, “dobbiamo mantenere la massima attenzione”.

"Un caldo perdurante, aggravato da quest'ultima ondata di calore che arriva dal Nord Africa – prosegue Colucci – che ha portato ad avere tanta acqua liquida, che si è messa a scorrere dentro il ghiacciaio e alla base del ghiacciaio stesso, di fatto lubrificando il contatto tra il ghiacciaio e la roccia o tra uno strato e l'altro di ghiaccio e quindi facendo sì che questo pezzo molto grande di ghiaccio si staccasse e crollasse verso valle". Se il crollo non stupisce, lo fanno però le sue conseguenze: almeno 6 i morti e 8 feriti e si parla di 16 dispersi. "Se il seracco fosse caduto di notte, non sarebbe successo niente. Ci sarebbero solo state il giorno dopo persone a fotografare la montagna di ghiaccio venuta giù. Invece è caduta nel momento in cui c'erano delle cordate e il risultato è questo", conclude Colucci.

Ghiacciai scoperti, cime pericolose

"Il riscaldamento globale ha reso pericolose zone che fino a 20-30 anni fa erano sicure", dice Colucci. "Dopo settimane e settimane con temperature straordinariamente alte e di molto superiori a quelli che sono i valori normali in questo periodo dell'anno – spiega – con i ghiacciai alpini ormai scoperti dalla neve invernale, che è stata scarsissima e che invece avrebbe avuto il potere di proteggere il ghiacciaio sottostante dal caldo estivo, si è arrivati ad una grande disponibilità di acqua in questi giorni con l'ondata estrema di calore dall'Africa e temperature con valori vicini a record assoluti mai registrati per le Alpi. La grande quantità di acqua destabilizza la massa glaciale e lubrifica le porzioni deboli così che si possano innescare eventi catastrofici come questi, cioè che un pezzo intero parta verso valle".

Come proteggersi dalle frane dei ghiacciai?

"Gli alpinisti sanno bene come comportarsi in queste situazioni – sottolinea ancora l'esperto – ma negli ultimi anni i social hanno avvicinato all'alpinismo una quantità molto più ampia di persone, che però spesso non sono attente all'ambiente nel quale si trovano. Il tutto è aggravato dal riscaldamento globale che ha reso pericolose zone che fino a 20-30 anni fa erano sicure e tranquille, perché la criosfera alpina è in una fase di trasformazione molto rapida a causa delle temperature che continuano ad aumentare e sta cercando il suo nuovo equilibrio: in questo momento i ghiacciai alpini sono in totale disequilibrio a causa di questo nuovo clima, di conseguenza finché non raggiungono un equilibrio reagiscono riducendosi oppure provocando eventi catastrofici come questo".

Che fare dunque? "C'è solo da adattarsi a una nuova situazione – avverte Colucci – riconoscerne i rischi e le nuove pericolosità e quindi agire di conseguenza. Se invece avessimo voluto risolvere, o almeno non arrivare a questo punto, avremmo dovuto iniziare 30 anni fa con le politiche di conversione energetica verso le rinnovabili e magari adesso non ci troveremmo in una situazione che anno dopo anno diventa sempre più grave. La fusione glaciale alpina è solo un aspetto della medaglia, ma il riscaldamento globale ne porta con se tanti altri".

Temperature record da settimane

“Ieri sulla Marmolada c’erano 10 gradi”, come ha detto il governatore veneto Luca Zaia, situazioni climatiche nomale confermate anche dal Cnr. “Possiamo ricordare che, da settimane, le temperature in quota sulle Alpi sono state molto al di sopra dei valori normali, mentre l'inverno scorso c'è stata poca neve, che ormai quasi non protegge più i bacini glaciali”, spiega Renato Colucci, dell'Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp).

''Quanto è successo oggi sulla Marmolada è una tragedia che ci tocca tutti e che ci colpisce profondamente. La macchina della Regione Veneto è intervenuta con tutti i mezzi, gli operatori e i volontari possibili per portare in salvo i feriti, alcuni dei quali sono stati trasportati e presi in carico dalle nostre strutture ospedaliere'', conferma il presidente Luca Zaia. ''Continuo, soprattutto tramite la Protezione Civile e il Suem 118 regionale, i cui uomini e donne stanno dando il massimo, lavorando senza sosta, a seguire gli sviluppi di un incidente che si fa fatica ad accettare e a comprendere. Siamo vicini ai famigliari delle vittime di questa terribile domenica sulla Regina delle Dolomiti'', aggiunge.

Messner: “Troppo caldo, non c’è più ghiaccio”

"Sono salito più volte sulla Punta di Rocca, ma non vado lì da tanti anni ormai. Il ghiaccio è quasi tutto andato, non c'è più ghiaccio. Questi seracchi cadono, certo, per la gravità, ma la causa vera, originaria, è il caldo globale, che fa sciogliere i ghiacciai e rende più probabile che si stacchi un seracco", racconta Reinhold Messner, commentando il crollo di un seracco avvenuto sulla Marmolada.

A staccarsi è stata una parte della calotta di Punta Rocca che ha causato una valanga misto neve, ghiaccio e roccia e si è abbattuta lungo la via della Marmolada. Le operazioni di soccorso sono molto difficili. "Poiché non c'è quasi più ghiaccio – aggiunge Messner – il seracco non deve essere molto grande. Ciò che è accaduto lì, accade ogni giorno in tutti i ghiacciai".

Il racconto dei testimoni

Il racconto di una guida del Rifugio Castiglioni Marmolada. “Abbiamo sentito un rumore forte, tipico di una frana, poi abbiamo visto scendere a forte velocità a valle una specie di valanga, composta da neve e ghiaccio, e da lì ho capito che qualcosa di grave era successo. Col binocolo da qui si vede la rottura del serracco, è probabile che si stacchi ancora qualcosa”. Lo ha detto uno dei responsabili del Rifugio Castiglioni Marmolada, testimone del crollo del serracco.

Feriti e dispersi: cosa sappiamo?

Cinque elicotteri sono decollati dal Veneto per la ricerca degli escursionisti dispersi, si sono alzati anche i droni. Ma nel pomeriggio le ricerche si sono interrotte per il rischio di nuovi crolli, quando la montagna è stata chiusa con un'ordinanza. Poi, nella notte, sono riprese nella notte, anche con i droni. La valanga avrebbe investito due cordate di escursionisti, al momento la conta è di 14 persone, ma il numero porrebbe crescere. “La situazione è in evoluzione – afferma – ed è difficile, allo stato attuale, dare con certezza conto dell'accaduto. Sto costantemente informando il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio”, dice l'assessore regionale Bottacin. Si apprende dall'Ansa che sarebbero state identificate quattro delle sei vittime della tragedia della Marmolada. Si tratta di tre cittadini italiani, mentre il quarto è di nazionalità ceca. Restano da identificare un uomo ed una donna. Fra i dispersi ci sono sicuramente italiani, tedeschi e cechi, e probabilmente anche romeni. 

È purtroppo ancora provvisorio il bilancio delle vittime e dei feriti. Una valanga di neve, ghiaccio e roccia che nel suo passaggio ha coinvolto anche il percorso della via normale, mentre vi si trovavano diverse cordate, alcune travolte. Alcuni feriti sono stati trasportati all'ospedale di Belluno altri  a Treviso e a Trento. Non si sa ancora il numero definitivo di alpinisti coinvolti.

Daisy Bell: cos'è e come funziona

Il sistema Daisy Bell è stato progettato dai due alpinisti e piloti del soccorso alpino del Garda, Gabriel e Marco Kostner. Ecco come funziona: una specie di campana viene appesa a un cavo sotto a un elicottero, che vola sopra la zona pericolosa con l’accumulo di neve e ghiaccio. La campana viene riempita di una miscela di idrogeno e ossigeno, creando un’esplosione indotta che provoca uno spostamento d’aria sopra la zona a rischio, creando lo smottamento per evitare ulteriori frane.

Sul posto gli elicotteri del Suem di Pieve di Cadore, di Dolomiti Emergency di Cortina, di Trento, della Protezione civile della Regione Veneto, dell'Air service center e le stazioni del Soccorso alpino bellunese e trentino.

Bottacin: “Già recuperati i primi feriti"

Sul fronte Veneto, l’assessore alla protezione civile, Gianpaolo Bottacin, ha da subito lavorato a stretto contatto con le unità di crisi. "Sono in contatto con il capo del dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio, per tenerlo informato, e con il capo della delegazione del Soccorso alpino Alex Barattin. Per la parte veneta sono stati da subito operativi i 2 elicotteri del Suem 118 della Ulss di Belluno. Operativo anche uno degli elicotteri della protezione civile della Regione del Veneto per trasportare squadre dei soccorritori alpini con unità cinofile sul posto”.

“Tutte le squadre del soccorso alpino della zona sono state attivate immediatamente". Sono state le parole "a caldo" dell'assessore Bottacin, sullo tragico  evento che ha coinvolto la Regina delle Dolomiti: è infatti crollato un ampio seracco di ghiaccio sulla Marmolada nei pressi di Punta Rocca, lungo l'itinerario di salita della via normale per raggiungere la vetta.


 

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