Bologna, 15 novembre 2017 - Sono tre anni che Giuseppe Marchetti, Beppe per gli amici, è scomparso. Era il 15 novembre 2014 e Beppe, all’epoca quarantenne, era venuto a Bologna da Torino per il matrimonio di uno dei suoi migliori amici. Quel giorno si era recato con tanti altri invitati in un agriturismo a Mongardino, sopra le colline di Sasso Marconi, per festeggiare gli sposi ed è da lì che poi è scomparso. Marchetti, originario di Pavia, giornalista e proprietario a Torino della libreria Luna’s Torta a San Salvario, doveva pernottare insieme ad altri amici in quel posto ma verso le 22-23 nessuno l’ha più visto. A quanto è stato ricostruito si è incamminato da solo a piedi insieme al suo inseparabile zainetto rosso sulle spalle per tornare verso la città, 7-8 chilometri, fra le colline, al buio e al freddo, sotto una leggera pioggia, con l’intenzione poi di arrivare in stazione e prendere un treno per tornare a Torino dove all’indomani aveva un appuntamento di lavoro anche se era domenica. Da quel momento però è sceso un silenzio che si è fatto sempre più misterioso: nessuno contatto con amici e parenti.

Qualcuno lo avrebbe visto poche ore dopo in un bar sulla Porrettana a Sasso Marconi ma non sono mai arrivate conferme concrete. Carabinieri, protezione civile, soccorso alpino e volontari, oltre ad amici e parenti, lo hanno cercato per giorni e giorni soprattutto in mezzo ai boschi di Sasso Marconi anche con i cani molecolari. La trasmissione Chi l’ha visto? ne ha parlato più volte, diversi articoli sono apparsi su vari giornali. Ma i risultati sono rimasti pari a zero. Bancomat, cellulare, email e tantomeno facebook non sono mai più stati usati da Marchetti. Questo è un dato di fatto, confermato anche dalle forze dell’ordine. Sul suo profilo facebook continuano tuttora gli appelli dei tanti amici che aveva, appelli di farsi vivo, di dire almeno se sta bene ma nessuna risposta a quanto è dato sapere.

Niente di nuovo neppure dal fronte torinese come spiega Ilaria, amica e socia della libreria che era stata aperta giusto 6 mesi prima della scomparsa.

“E’ più facile trovare un cadavere che una persona che vuole scomparire - dice -, abbiamo sentito l’ultima volta i carabinieri nell’estate del 2016, da allora nessuna notizia nè contatto da loro. C’è stata un’illusione dovuta alla sua pagina facebook: sembrava che qualcuno leggesse i messaggi ma poi si è scoperto che era solo un aggiornamento di messanger, i messaggi non sono mai stati letti in realtà. La mia idea è che sia più probabilmente vivo da qualche parte... ma non ho nessuna idea dei motivi che l’abbiano spinto a fare questo, certo con il senno di poi si rivalutano e si ripensano tante cose, ma capita sempre così”.

Altri amici invece hanno poco voglia di parlare così come la famiglia chiusa nel silenzio. Una curiosità. Anni fa nel proporre il suo ultimo libro a una casa editrice, Marchetti aveva utilizzato un’altra identità, quella di un certo Enrico Alberici. Diceva di essere nato a Roma e di vivere in un monolocale sulla Tiburtina. Questo perché Marchetti conosceva l’editore e l’identità fittizia poteva essere solo un modo per non avere favoritismi nella richiesta di pubblicazione. Potrebbe essere una spiegazione anche se dietro a Enrico Alberici si poteva nascondere e si nasconde qualcosa di più.