Bologna, 21 aprile 2017 - Il sindaco di Castenaso del Pd Stefano Sermenghi passa al contrattacco e fa causa al primo cittadino dem di San Lazzaro Isabella Conti. La vicenda è quella della ‘Colata’ di Idice, nell’ambito della quale la Conti aveva denunciato pressioni e minacce dopo lo stop al maxi-insediamento edilizio da parte di sindaci, imprenditori e vertici delle cooperative. Fra loro, anche Sermenghi, indagato dalla Procura nell’inchiesta che però nei mesi scorsi è finita, come noto, con un’archiviazione generale, già disposta dal gip. Alla luce dell’archiviazione, Sermenghi ora ha deciso di fare causa alla Conti per chiedere il risarcimento danni fisici e d’immagine subiti.

Ieri ha depositato l’istanza di mediazione civile, primo passo obbligatorio prima di arrivare alla causa vera e propria in tribunale. Non solo, la stessa richiesta è rivolta a un ex assessore della Conti, al Pd di San Lazzaro e a due dirigenti locali del partito, oltre che ai giornali che riportarono le notizie del caso Colata. Oltre ai danni, Sermenghi chiede anche le scuse pubbliche da parte di tutto il Pd e, soprattutto, del suo ex segretario (ed ex premier) Matteo Renzi, che all’epoca si schierò con la Conti. Da sottolineare che in giunta con Sermenghi siede  la sorella di Renzi, Benedetta, assessore al Welfare. 

 

Sindaco Stefano Sermenghi, farà causa a Isabella Conti?

«Sì, domani (oggi per chi legge; ndr) verrà depositata l’istanza di mediazione civile, cioè l’atto che obbligatoriamente precede la causa civile vera e propria. È una richiesta di risarcimento danni che rivolgerò a Isabella Conti, non come sindaco di San Lazzaro ma in proprio, e ad altri soggetti».

Chi?

«L’ex assessore Andrea Monteguti, per aver riferito che io gli dissi di darsi malato e stare casa nella votazione fondamentale per lo stop alla Colata, e il Pd di San Lazzaro per un comunicato in cui si ‘censurava politicamente il comportamento degli indagati’ e si definivano ‘riprovevoli le condotte pressorie emerse’. Un comunicato a firma di Michele Cavallaro e Alessandro Battilana, dirigenti locali del Pd, anche loro destinatari della mia istanza. Per dovere d’ufficio, infine, chiederò i danni anche ai giornali».

Perché ha deciso di fare causa?

«Perché ho subito danni enormi, sia sul lavoro che nel privato. Parlo dei danni patrimoniali, per lesione dell’immagine, anche politica, e perdita di chance, e dei danni fisici e familiari».

Ha già quantificato il danno?

«No, per il momento no».

Cosa le ha dato più fastidio?

«Premesso che la magistratura ha doverosamente indagato e ha dimostrato che era tutta una montatura basata sul nulla, ci sono due piani. Le responsabilità personali, su cui si pronuncerà il tribunale, e quelle politiche, su cui invece serve una riflessione profonda».

In che senso?

«C’è stato un attacco inusitato e ingiustificato al mondo bolognese, perché dire che le coop avevano costruito un sistema simil-mafioso era una falsità. Ci dev’essere finalmente un tribunale che dica che non è così, la questione non deve cadere nel dimenticatoio. Noi siamo stati per due anni in balìa dei giornali, mentre la notizia dell’archiviazione in due giorni è scomparsa. Va data voce a quelli che finora non l’hanno avuta».

Ovvero?

«Tutti i soggetti accusati ingiustamente, a partire dalla cooperative. Le coop hanno ricostruito la nostra regione e il Paese dopo la guerra e che hanno reso il nostro uno dei migliori posti in cui vivere.Ci può essere stato anche qualcosa che non ha funzionato, ma dire che il mondo cooperativo è come la mafia è molto sbagliato».

I magistrati parlano di opacità nei rapporti fra coop e politica.

«Io ho la visione complessiva dei 12 faldoni d’indagine. Questa immagine di opacità e mondo colluso uscita sui giornali non è corretta, perché un sindaco con le realtà economiche si deve confrontare. Il sindaco deve confrontarsi con tutti, poi scegliere per il bene comune. Se un amministratore scambia le telefonate per pressioni non è un problema delle coop».

E il Pd?

«Ha completamente sbagliato approccio. Nella migliore delle ipotesi è stato silente e nella peggiore ha dato solidarietà affrettata (alla Conti; ndr) e quando è scoppiato il bubbone è scomparso. Io pretendo delle scuse».

Da chi?

«Dall’ex premier ed ex segretario del partito Matteo Renzi, per cominciare. Poi da tutto il Pd. Devono scusarsi con la città e con me».

Perché Renzi?

«Si presentò in maniera affrettata a dare solidarietà per pressioni e minacce inesistenti».

E gli altri big del partito?

«L’unico che si è espresso in modo corretto è stato Stefano Bonaccini. Gli altri sono stati poco coraggiosi o incoerenti».

Anche don Luigi Ciotti?

«Sì, a lui ho anche scritto una lettera. Ma non mi ha risposto».

E le scuse della Conti?

«No, con lei non ho proprio nulla di cui parlare. Parleremo in aula».