Bologna, 3 marzo 2015 - Quando nel 1992 ha aperto i suoi primi uffici, la Cel Components era ancora lontana dalla sua forma attuale (VIDEO). Il suo fondatore Andrea Vacchi Suzzi, che aveva studiato in Francia e Germania e proveniva dal mondo della moda, l’aveva pensata per aiutare le aziende bolognesi a interfacciarsi con le culture asiatiche e nordeuropee.

Andrea Vacchi Suzzi, consulenze?
«Cel stava per Compagnia Emiliana del Levante, complice il fatto che fossimo in via Emilia Levante».

Oggi siete un’azienda produttiva. Com’è potuto succedere?
«Il primo passo fu una consulenza per un’azienda di alveolari termoplastici. Il prodotto ci piacque, cominciammo a distribuirlo. E ci appassionammo».

Di cosa si tratta?
«Anime in alluminio o in altri materiali: una sorta di reticolo a nido d’api, composto di tante piccole cellette molto più leggere di un prodotto pieno, ma anche fortemente robusto e capace di assorbire gli urti».

Tante piccole celle, ‘cell’ in inglese.
«(ride; ndr) Non abbiamo dovuto cambiare nome, per fortuna».

Ma sede, sì.
«Non subito: le prime produzioni le facemmo in conto terzi. La svolta produttiva è arrivata nel 2004».

Dalla moda alle costruzioni: se l’aspettava?
«Da piccolo ne ero appassionato. In un certo senso ho avverato un desiderio dell’infanzia».

Ma a chi servono i vostri nidi d’api?
«Ambiti navali, aeronautici, edili...».

Ci fa un esempio?
«Pensi ai rivestimenti per gli interni delle navi, fatti con un sottile strato di marmo tagliato grazie a un nido d’api in alluminio. Il risultato finale, alla bellezza e resistenza del marmo assocerà un peso minore. Ma c’è molto altro: nel tempo hanno richiesto i nostri prodotti per gli usi impensabili».

Ce ne dica qualcuno.
«I nidi d’api sono perfetti per rendere invisibili gli aerei militari».

Prego?
«Sa come funziona un radar? Arriva il segnale, sbatte contro una superficie e torna indietro, indicando la posizione. Ma se un segnale entra in uno speciale pannello a nido d’ape non va più avanti e non torna indietro: resta imprigionato».

Lo sapevate?
«Lo abbiamo imparato».

E poi?
«Alcune auto da corsa usano le nostre strutture per isolare l’auto da terra senza appesantirla troppo. E la Fiat e l’Alfa Romeo in passato, ha usato il nido d’ape per gli assorbitori d’urto».

Aeronautica, auto da corsa, automotive, non sono mercati per piccoli.
«Un’azienda come la nostra, con 15 dipendenti, ha un’agilità di progettazione, produzione e consegna che una multinazionale non potrà mai avere».

Il mercato di riferimento?
«Fin dall’inizio, il 40% della nostra produzione è rivolta all’estero».

Cos’altro farete, in futuro?
«Vede le porte di quei bagni? Hanno una sagoma di uomo o da donna, vista in controluce. Merito del nido d’api. L’abbiamo fatto per gioco, è piaciuto molto. Ci stiamo lavorando».