MASSIMO VITALI
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Bologna Fc e Mihajlovic storia: dalla prima panchina all'esonero

Il segno lasciato in tre anni e mezzo dal tecnico serbo, tra battaglie combattute dalla panchina e dalla sua stanza d'ospedale

La storia di Sinisa Mihajlovic

La storia di Sinisa Mihajlovic

Bologna, 6 settembre 2022 - La salvezza miracolosa del Bologna al primo anno (2018-19), lo schiaffo della malattia in estate, il pellegrinaggio dei tifosi al Santuario della Madonna di San Luca per invocare la guarigione, la panchina sofferta del Bentegodi in un Verona-Bologna prima di campionato (“sembravo un fantasma, non so come facevo a stare in piedi...”), i cori della squadra sotto la finestra dell'ospedale nei giorni più complicati della sua battaglia contro la leucemia, la comparsata sul palco di Sanremo con l'amico Ibra, la cittadinanza onoraria conferitagli dal sindaco Matteo Lepore.

Aggiornamento Sinisa Mihajlovic è morto, addio all'ex mister del Bologna Fc

Leggi anche L'esonero di Sinisa è ufficiale E poi: le conferenze stampa trasformate in uno show, i bisticci con gli arbitri, il rapporto di amore/odio, in salsa calcistica, con Orsolini e Barrow, il voglino latente, mai soddisfatto, di finire sulla panchina di una grande squadra e il rapporto cordiale, ma freddo, col presidente Saputo. Sono solo alcune delle mille diapositive che si possono scattare nei tre anni e mezzo intensi di Sinisa Mihajlovic sulla panchina del Bologna. Con un prologo, quasi un segno del destino, che porta indietro le lancette del tempo alla stagione 2008-2009, quando il tecnico serbo fu chiamato al capezzale di un Bologna a rischio retrocessione: era novembre, si arrivò ad aprile, Mihajlovic anche allora fu accompagnato all'uscio, ma quella era la sua prima avventura da capo allenatore. Poi, il 28 gennaio 2019, la chiamata al capezzale di un altro Bologna malato, quello che, mal guidato da Pippo Inzaghi, stava mestamente scivolando verso la B. Quattro mesi a passo di corsa, con 30 punti raccolti in 17 partite, sancirono salvezza e decimo posto. Purtroppo, a luglio, arrivò la mazzata della leucemia e l'inizio della modalità di 'allenatore da remoto': Sinisa nella trincea del Sant'Orsola e gli uomini del suo staff a recepirne le direttive sul campo. Così facendo, e dopo la recidiva della scorsa primavera, sono arrivati, in sequenza, due dodicesimi e un tredicesimo posto in campionati, senza mai scavallare quota 50 punti. I soli 3 punti raccolti in queste prime 5 giornate di campionato gli sono stati fatali, non meno delle titubanze di una squadra che da tempo aveva perso la sua fisionomia gagliarda, che era stato il marchio di fabbrica del primo Mihajlovic rossoblù. Bilancio finale: 47 vittorie, 46 pareggi e 63 sconfitte in 157 partite di campionato. Ma dietro ai numeri c'è una parabola sportiva e umana incommensurabilmente più grande.