Bologna, 17 settembre 2019 – «Volevamo fare qualcosa di speciale per il nostro allenatore, perché assolutamente se lo merita. L’idea ci è venuta mentre eravamo in viaggio... ». Il giorno dopo il festoso blitz del pullman rossoblù sotto la finestra di Mihajlovic in ospedale, tocca al capitano del Bologna Blerim Dzemaili raccontare com’è nato il gesto d’affetto che domenica sera, insieme a Sinisa e a una città intera, ha commosso mezzo mondo. E non solo del calcio. Il video dei giocatori che al ritorno da Brescia convincono l’autista del pullman a parcheggiare lungo via Massarenti, percorrono i vialetti del Policlinico Sant’Orsola, raggiungono il reparto di ematologia e da lì, sotto la finestra della stanza di Mihajlovic, fanno scattare cori da stadio per sostenere un uomo impegnato nella lotta contro la malattia (Foto), è diventato subito virale facendo il giro del pianeta (video). Pure il Sinisa in posa ‘benedicente’ che si affaccia alla finestra, nasconde la commozione e rispedisce affettuosamente al mittente i suoi ragazzi per un primo tempo, quello di Brescia, poco in stile Mihajlovic, promette di ritagliarsi un posto d’onore nella narrazione di un anno assolutamente speciale.

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Ancora Dzemaili: «Quella di andare dal mister è stata un’idea spontanea, nata in pullman tutti insieme durante il viaggio di ritorno. Gli abbiamo fatto una sorpresa, lui non se lo aspettava e sicuramente non se lo poteva immaginare: un piccolo fuori programma che gli ha fatto piacere. Ci ha salutato dalla sua finestra, ci ha ringraziato e ci ha detto che senza dubbio il secondo tempo di Brescia gli è piaciuto più del primo...». In effetti un Mihajlovic non zavorrato dalla malattia domenica nell’intervallo avrebbe sbranato i suoi ragazzi. La scossa di Sinisa, via cellulare, tra un tempo e l’altro dev’essere arrivata comunque se è vero che in meno di mezzora la squadra ha ribaltato la partita.

Ed è lì, sull’onda dell’entusiasmo per una vittoria acciuffata in rimonta, che lungo il tragitto si è fatta largo l’idea di fare un’improvvisata all’allenatore in ospedale. A chi si sia accesa per primo la lampadina sul pullman in realtà non è dato sapere, non foss’altro perché l’affetto per Sinisa è una pianticella che a Casteldebole coltivano tutti, dal presidente all’ultimo dei dipendenti. C’è chi giura, per esempio, che a buttarla lì sia stato il diesse Riccardo Bigon, che con Mihajlovic ha legato fin dal primo giorno dell’avventura del tecnico serbo sulla panchina del Bologna. Il diretto interessato, però, ieri smentiva.

Circola anche la versione secondo cui tutto sia partito da Diego Apicella, fedelissimo di Sinisa che all’interno dello staff svolge un po’ il ruolo di motivatore aggiunto. Ma pure su quel fronte non arrivano conferme. Resta la bellezza assoluta di un abbraccio a distanza che ha sciolto il cuore anche a Saputo dall’altra parte dell’oceano. Quando il presidente si è fatto raccontare la storia dall’ad Fenucci al telefono non voleva credere alle sue orecchie. «Joey era molto contento», riferiscono a Casteldebole. Contento di aver investito montagne di milioni in un Bologna che la malattia di Mihajlovic ha reso ancora più famiglia.