Il leader della band, Manuel Agnelli
Il leader della band, Manuel Agnelli

Bologna, 18 luglio 2019 - Loro sono gli Afterhours. Abituati a sfidare se stessi confidando su un’esperienza granitica, ma anche su quella buona sorte che aiuta gli audaci. Una conferma arriva dal concerto di stasera al Sonic Park, accettato dal quartetto lombardo senza un tour alle spalle, ma mosso dalla voglia di suonare e di tornare a fare squadra dopo le esperienze televisive di Manuel Agnelli davanti alle telecamere di «X-Factor! e di «Ossigeno», ma anche il fortunatissimo tour solista «A evening with…» in condominio con Rodrigo D’Erasmo. Ed è proprio D’Erasmo a parlare di questa rentrée della band di «Folfiri o Folfox».

Rodrigo, perché Bologna?

«L’idea dell’evento unico ci è venuta nel momento in cui tutti gli After erano impegnati in progetti differenti. Non potevamo mettere in strada un tour vero e proprio senza essere passati prima attraverso la creazione di qualcosa di nuovo, ma ci mancava il contatto col pubblico. L’ultimo concerto, infatti, è stato quello al Forum il 10 aprile 2018, per festeggiare i trent’anni della band, poi qualche esperienza tv, anche come band d’accompagnamento per altri artisti. Così ci siamo detti, facciamone almeno uno».

Nostalgia?

«Sì, s’è presentata l’opportunità di suonare a Bologna e siamo stati tutti felici, perché gli After hanno sviluppato nel tempo un legame solido e radicale con la città grazie anche a esperienze di vita, visto che Manuel ci ha abitato, mentre il nostro chitarrista Stefano Pilia ci vive ancora. E ci vive pure Emidio Clementi dei Massimo Volume che è un nostro grandissimo amico».

Il cartellone della giornata è ricco.

«A rendere speciale Bologna, c’è pure l’opportunità di avere come supporter due realtà musicali con cui abbiamo grande empatia quali gli I Hate My Village (il supergruppo che il batterista degli After Fabio Rondanini ha con il chitarrista dei Bud Spencer Blues Explosion Adriano Viterbini e col cantante dei Verdena Alberto Ferrari - ndr) che apriranno la maratona, e Rancore, con cui abbiamo stretto un bel rapporto a Sanremo grazie alla partecipazione di Manuel al brano ‘Argentovivo’ di Daniele Silvestri».

Avreste dovuto suonare solo al Sonic Park, poi s’è aggiunto il concerto di ieri sera al Cinzella Festival di Grottaglie.

«Avevamo detto Bologna e solo Bologna doveva essere. Poi è arrivato l’invito di Taranto e, per una volta, abbiamo privilegiato il messaggio alla coerenza. C’è sembrato giusto, infatti, esibirci in una città emblematica, che ci a visti molto vicini nella vicenda dell’Ilva. E poi il Cinzella è un festival anomalo, più rock che trap-indie-pop come sono gran parte degli altri».

Tre concerti in due anni sono pochi. Non è un azzardo?

«Calcisticamente parlando, dico che non abbiamo i ‘novanta minuti nelle gambe’ e quindi ci si deve adattare in corso di partita. E’ già accaduto lo scorso anno al Forum, con una pressione enorme data dalla presenza di ospiti e dalla realizzazione di un film, ma è andato tutto benissimo. Anzi, come testimoniano le immagini, al di là delle più rosee aspettative».

Vi porterete dietro qualcosa dell’esperienza di «An evening with Manuel Agnelli».

«Non credo. Il Parco Nord e i teatri sono due cose talmente diverse dal punto di vista della tensione e delle dinamiche umane che è difficile immaginare iterazioni. Gli After agiscono molto di più sull’impatto sonoro e sulla forza comunicativa dei brani con poche parole e tanto ritmo, che sulla narrazione e sulle intime emotività di quello spettacolo. Rimanendo in ambito sportivo è come passare dalla pedana del fioretto al tappeto della lotta greco romana».