Un anziano su una panchina
Un anziano su una panchina

Bologna, 16 febbraio 2019 - "Abbiamo sporto almeno quattro denunce, dal 2013 a oggi, a carabinieri e polizia. E abbiamo pure presentato un esposto in Procura, interessando il prefetto... Ma pare impossibile liberare nostro padre dalla persecuzione di queste donne senza scrupoli". Ossia, due badanti romene, Veronica B., di 52 anni, e Ramona S., di 37. Che, stando a quanto raccontato (e documentato) dai due figli della vittima, un ex generale dell’esercito novantenne, in cambio di favori sessuali e compagnia si sarebbero fatte consegnare, sotto forma di prestiti che non verranno mai restituiti, una cosa come 100mila euro dal pensionato, che vive in zona Mazzini.

La storia, che approderà il 27 febbraio in tribunale, con la cinquantaduenne imputata per truffa e appropriazione indebita, è iniziata addirittura nel 2009. Quando la moglie del generale, colpita da ictus, ha iniziato ad aver bisogno di assistenza costante. "Cercavamo una badante – racconta uno dei figli –. E in parrocchia (e col senno di poi questa cosa è gravissima) ci hanno suggerito questa Veronica. Lei, sin da subito, si è disinteressata dell’assistenza di mia madre, puntando invece a entrare nel letto di papà. Che, malgrado l’annebbiamento dovuto all’età, subisce ancora il fascino femminile. Ovviamente, l’intento della badante era soltanto quello di farsi dare soldi, cosa in cui è riuscita subito benissimo". Tanto bene che, oltre che a se stessa, ha pensato anche all’amica Ramona. «Ci ha portato in casa prima questa donna. E poi pure altre, tutte romene», continua il racconto. E da quel momento, dal conto corrente del pensionato è iniziata un’emorragia di denaro. "Non solo, è stato pure messo a segno un furto in casa, chissà come senza effrazione". Il furto, assieme a un prestito non restituito da 25mila euro, viene denunciato ai carabinieri dallo stesso pensionato e, nel maggio 2013, la badante viene licenziata. Nell’agosto del 2014, poi, muore la moglie del generale.

"Malgrado questo allontanamento – dicono ancora i figli del generale –, questa donna e le sue ‘amiche’ hanno continuato a venire a casa di nostro padre a spillare soldi, facendo leva sulle sue difficoltà cognitive e sulle sue debolezze. Debolezze per cui rischia anche la salute: ha problemi cardiaci, ha avuto un infarto, ma si fa prescrivere regolarmente Viagra". Negli anni, la voragine si è allargata fino a toccare quota 100mila euro. "Non sappiamo più a che santo votarci – concludono i figli del graduato–. Nostro padre chiaramente non è consapevole di ciò che fa, ma allo stesso tempo ancora è considerato capace di intendere e volere. Io e mio fratello stiamo tentando di affiancargli un amministratore di sostegno, perché non è possibile che le due continuino a succhiargli la pensione, lasciandolo anche in stato di indigenza. Abbiamo denunciato questi fatti a tutti gli organi competenti, ma queste donne non si arrendono, sembrano impossibili da allontanare. Ora inizierà il processo, ma visti i tempi (la denuncia è del 2013), è destinato alla prescrizione. È assurdo. Ed è una vergogna".