Bologna, 25 marzo 2019 - Cosa sono una mancianta di secondi? Quasi niente, nella vita di tutti i giorni. Ma per le leggi della fisica può vuol dire molto il fatto che due corpi, che hanno quasi lo stesso peso, cadano dalla stessa altezza in due tempi diversi. Che siano 5 o 30 secondi, è quasi indifferente: resta il fatto che i due corpi non sono caduti nello stesso momento.

Nella tragica storia di via Quirino di Marzio, questa discrepanza temporale la raccontano le testimonianze dei vicini: una ragazza ha messo a verbale di aver udito un primo tonfo seguito "una trentina di secondi dopo", da un secondo; un altro vicino ha parlato di una differenza di circa 5 secondi. Testimonianze acquisite dalla Squadra mobile, che ha ascoltato tutti i residenti del palazzo al civico 14 da dove, sabato mattina, sono precipitati David e Benjamin Nathan, 14 e 10 anni. 

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La Scientifica, tornata più volte nell'appartamento all'ottavo piano (video), sta lavorando sulle distanze sulle parabole di caduta dei due ragazzini, per capire se siano precipitati per sbaglio, mentre stavano giocando in balcone, o se si siano dati una spinta. O se qualcuno li abbia buttati di sotto. I corpi di David e Benjamin erano a circa 5 metri dal garage che si trova a piano terra, in corrispondenza del loro terrazzo. Tra loro, c’era una distanza di almeno due metri: David più esterno, Benjamin più vicino al muro.

Una circostanza che porta gli inquirenti a ipotizzare che il piccolo sia caduto prima del fratello maggiore. E che, in qualche modo, può rendere meno plausibile l’ipotesi che stessero cercando di scavalcare il balcone per raggiungere quello del vicino. Lo avrebbero potuto fare, è una delle ipotesi, per uscire di casa visto che il padre li aveva chiusi dentro mentre si faceva la doccia. Tuttavia, i ragazzini sarebbero caduti un po’ più in là, in corrispondenza del portone.

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E così non è stato. E poi c’è il fattore tempo. Qualche secondo di distanza tra un tonfo e l’altro. Perché? Uno è caduto, il fratello ha tentato di salvarlo ed è precipitato? Il più grande ha spintonato il minore poi, preso dal senso di colpa, si è buttato? O hanno tentato un gioco rivelatosi fatale? Resta il fatto che i due fratelli non hanno urlato. E che, prima del volo di 28 metri, erano vivi. Respiravano, quando i vicini li hanno trovati. Una circostanza che esclude che fossero morti prima della caduta. Sul loro corpo, il medico legale Guido Pelletti non ha trovato altri segni di violenza, oltre a quelli dovuti al violento impatto con l’asfalto. Oggi, il pm Tommaso Pierini conferirà l’incarico per l’autopsia, mentre la Squadra mobile, ieri, ha già consegnato l’informativa sui fatti in Procura.