GABRIELE MIGNARDI e NICOLETTA TEMPERA
Cronaca

Matrimonio combinato per la sposa bambina a Bologna, lo zio fa saltare tutto: salvata un’altra Saman

La famiglia kosovara di una 15enne aveva già organizzato la festa. Il parente (con sua moglie) ha denunciato il caso ai Servizi Sociali. Il padre ha cercato di aggredirli ed ora è agli arresti domiciliari

I genitori hanno aggredito il nipote (a sinistra) dopo che lui aveva denunciato il matrimonio combinato della cugina-bambina

I genitori hanno aggredito il nipote (a sinistra) dopo che lui aveva denunciato il matrimonio combinato della cugina-bambina

Zola Predosa (Bologna), 2 giugno 2024 – Era tutto pronto. La sala per la cerimonia, il vestito. Ma sono stati gli inviti ai parenti a far saltare, lo scorso anno, il matrimonio combinato nel Bolognese tra una quindicenne kosovara e un suo coetaneo, organizzato dalle rispettive famiglie e mandato in fumo dalla ‘soffiata’ fatta dalla compagna del cugino della sposa bambina ai servizi sociali.

Una vicenda che sembrava si fosse conclusa con l’allontanamento della ragazzina dalla famiglia. E invece, sotto la superficie, il padre della quindicenne non aveva proprio dimenticato lo sgarbo subito dal parente. Un odio tanto grande da spingerlo prima alla vendetta. E poi a farlo finire, negli scorsi giorni, agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, a seguito delle indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Borgo Panigale.

Una vicenda fatta di padri padroni, culture patriarcali in cui le ragazzine non hanno voce, né diritti, che ricorda quella tragica di Saman Abbas. Con una conclusione però diversa. La giovane pakistana, uccisa dalla famiglia a Novellara perché si era ribellata a un matrimonio combinato, non ha infatti avuto la benedizione di una parente illuminata. Che ha messo davanti alla sua sicurezza e incolumità e alle conseguenze per il suo compagno, il benessere di una quindicenne. E che ha denunciato ai servizi sociali una situazione che riteneva sbagliata.

Un affronto che il padre della ragazzina non ha dimenticato, neppure un anno dopo. Tanto da organizzare, assieme alla moglie, una spedizione punitiva ai danni del nipote, di poco più giovane di lui, e della fidanzata di lui. Un agguato avvenuto la sera dello scorso 24 aprile in un supermercato di Zola Predosa, dove la coppia si era accanita con calci e pugni sulle due vittime. Una scena che la compagna del quarantenne aveva ripreso e che lui aveva poi postato sui social, forse a scopo dimostrativo, per fare sapere a tutti di averla fatta pagare al nipote ‘impiccione’.

Quella sera a Zola erano intervenuti i carabinieri, che avevano bloccato l’aggressione e soccorso le vittime, finite all’ospedale Maggiore di Bologna con traumi cranici, contusioni varie e 8 giorni di prognosi. Due giorni dopo, la donna picchiata si era presentata in caserma, formalizzando la denuncia ai carabinieri. In quella circostanza erano emersi i legami di parentela tra le due coppie. E, dai successivi accertamenti sviluppati dai militari dell’Arma, era venuto fuori anche il movente dell’aggressione, legato a quel rancore così a lungo covato dal quarantenne.

Per quella intromissione del parente nelle ‘cose sue’. Dopo aver completato l’indagine, con tanto di video dell’aggressione agli atti, i carabinieri hanno inviato tutto il materiale in Procura. E, negli scorsi giorni, il gip ha disposto, nei confronti del quarantenne, la misura cautelare degli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico per evitare che si allontani da casa. Le indagini proseguono per circostanziare la posizione della moglie nella spedizione punitiva. La quindicenne, per sua fortuna, è rimasta lontana da tutta questa vicenda: al sicuro, in una struttura protetta, dove sta cercando di crescere come tutte le ragazzine della sua età.