Bologna, 22 gennaio 2019 – Una bambina di 10 mesi ha rischiato di morire a causa di una meningite: non era vaccinata. È stata salvata al Sant’Orsola dopo essere stata trasportata d’urgenza in terapia intensiva e, quando le sue condizioni sono migliorate, è rimasta per due mesi al Gozzadini.

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«Come sta? È stata dimessa la scorsa settimana – risponde il professor Marcello Lanari, direttore della Pediatria d’urgenza e del Pronto soccorso pediatrico – e più avanti vedremo se il contagio con il batterio Haemophilus influenzae tipo b avrà lasciato degli esiti. A ottobre, quando la bambina è arrivata al Pronto soccorso, era in pericolo di vita, si trovava in uno stato soporoso e non riusciva più ad alimentarsi. È stato necessario l’immediato ricovero in rianimazione pediatrica, durato una settimana, dove grazie alle cure tempestive dei colleghi, si è riusciti a scongiurare il peggio. Poi l’abbiamo sottoposta a lunghe terapie in reparto e ha dovuto anche affrontare un intervento chirurgico».

Vaccino (archivio)

Il piano vaccinale prevede tre dosi dell’anti Haemophilo tipo b nel primo anno di vita, al terzo al quinto e all’undicesimo mese di vita del bambino, obbligatoria per i nati dal 2001, ed è solitamente effettuata, gratuitamente, insieme ad antitetanica, antidifterica, antipertosse, antipolio e antiepatite B.

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Nel lungo periodo di permanenza al Policlinico, gli specialisti hanno suggerito ai genitori di iniziare il ciclo di vaccinazioni. «Probabilmente non siamo riusciti a convincerli – sottolinea Lanari – e anche i due figli più grandi della coppia non sono vaccinati. Forse rimarranno della loro idea, hanno addotto come motivazione il fatto che un loro parente avrebbe avuto una reazione dopo una vaccinazione. Tuttavia, per noi pediatri, che abbiamo a cuore la difesa dei bambini, è una sconfitta».