Moda e operai sfruttati. Annullato il sequestro per il manager di Imperial

L’azienda di ‘pronto moda’ attiva al Centergross coinvolta in un’inchiesta sul caporalato. Il legale del dirigente: "Misura giusta, né lui né la società sono responsabili dei reati ipotizzati". .

Moda e operai sfruttati. Annullato il sequestro per il manager di Imperial

Moda e operai sfruttati. Annullato il sequestro per il manager di Imperial

Annullato il decreto di sequestro preventivo nei confronti di uno dei due manager di Imperial spa. È quanto deciso dal collegio di giudici del tribunale del Riesame (presidente Andrea Santucci, Silvia Monari e Renato Poschi) per il responsabile della produzione del noto marchio del pronto moda ‘made in Italy’ del Centergross finito, insieme ad altre otto persone, al centro dell’inchiesta, coordinata dal pm Tommaso Pierini, per sfruttamento del lavoro nei confronti di decine di operai costretti a lavorare fino a 14 ore al giorno, sette giorni su sette, senza pause. Accolta quindi la richiesta dell’avvocato Gabriele Bordoni, che assiste il manager.

"Ritengo – le parole del legale – la decisione giusta sul piano giuridico e aderente ai fatti: il mio assistito e Imperial non hanno concorso nel reato ipotizzato e, quindi, non devono subire conseguenze nemmeno sul piano patrimoniale. Confido che anche i limiti posti al lavoro dei due dipendenti a breve possano venire meno". Per entrambi i manager (l’altro è difeso dall’avvocato Gino Bottiglioni), infatti, il gip Domenico Truppa oltre al sequestro preventivo – la cifra si aggira intorno ai 5 milioni di euro – aveva disposto anche l’interdizione dall’esercizio di attività imprenditoriali e dal ricoprire uffici direttivi di imprese nel settore dell’abbigliamento.

Le indagini della Guardia di Finanza avevano portato all’arresto di quattro tra imprenditrici e imprenditori cinesi: tra questi, secondo gli inquirenti, a detenere un ruolo di spicco nell’indagine è la trentunenne Yi Chen, detta ‘Sabrina’, difesa dall’avvocato Bruno Salernitano che, in sede di interrogatorio di garanzia, aveva chiesto per la sua assistita l’attenuazione della misura cautelare ai domiciliari, poi disposti dal gip (lo stesso è avvenuto per l’altra imprenditrice finita nel carcere della Dozza e difesa dal legale Marco Caroppo).

Gli elementi raccolti dalle Fiamme Gialle avevano portato alla luce reiterate violazioni della normativa afferente all’orario di lavoro, nonché la sottomissione dei dipendenti, per lo più connazionali, a condizioni lavorative degradanti o precarie, anche sotto l’aspetto igienico-sanitario e della sicurezza. Per quanto invece riguarda i brand che si rifornivano dai quattro imprenditori arrestati, vengono citati, oltre a Imperial, anche noti marchi di lusso come Marella (di Max Mara Fashion Group), Betty Blue (di Elisabetta Franchi), Dixie, ma anche Novantanove e Tenax.it.

Chiara Caravelli

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