Marco Zanardi, per tutti Orea Malià, con Vasco Rossi
Marco Zanardi, per tutti Orea Malià, con Vasco Rossi

Bologna, 22 luglio 2018 – Orea Malià festeggia 40 anni di attività e Marco Zanardi, che tutti da sempre chiamano col nome del marchio di hairstyle che ha definito la storia del costume italiano, lancia una grande celebrazione itinerante, ‘Orea Malià 40th Celebration. Il futuro’, che da settembre a maggio 2019 invaderà la città per festeggiare una creatività italiana che non si è mai arrestata. Dal suo salone bolognese è passato un esercito di creativi iconici che si è ispirato, nutrendo a sua volta l’intuito di questo artista del capello ancora innamorato del futuro.

Orea Malià è diventato un marchio celebre a Bologna, ma lei veniva da Milano. Perché questa audace decisione di lasciare la capitale della moda per la più ‘indie’ Bologna?

«Arrivai a Bologna dopo aver girato il mondo come assistente di un grandissimo parrucchiere, perché ero stanco della vita milanese diventata troppo violenta a causa delle contestazioni studentesche».

Cosa trovò a Bologna?

«Venni nei primi mesi del 1977 e iniziai il restauro di quello che è ancora il mio negozio. Ricordo che i primi tempi vivevo lì, perché non potevo permettermi una casa. A un certo punto arriva il giorno dell’inaugurazione ed ecco che, sotto le mie finestre, vedo sfilare i carri armati. In quei giorni di contestazioni, viene ucciso Francesco Lorusso. Dalla padella alla brace, penso, invece quello è stato l’ultimo episodio di triste violenza. Poco dopo iniziarono gli anni Ottanta».

Gli anni Ottanta sono stati la sua grande energia.

«Sì, da me, per la prima volta in Italia, entrarono in un salone ragazzi e ragazze. Arrivava gente da Milano, Roma, Torino, anche per vivere la cultura, la musica e le cantine, i fumetti, io partecipavo a tutto, ero parte della scena, quella che poi è stata definita post-moderna».

I suoi clienti: Freak Antoni, Tondelli e Pazienza.

«Tra i primi clienti che arrivarono, perché si ascoltava musica e si vedevano film oltre che farsi un taglio, ci furono loro. Pazienza veniva a divertirsi ed era particolare perché odiava farsi tagliare i capelli e ogni volta rimanevo sconvolto perché piangeva. Non esistevano i cataloghi di pettinature e chi veniva mi lasciava fare. Lui amava i riccioli e i boccoli e lo traumatizzavo. Anche con Tondelli facevo così, ma lui amava, gli tingevo i capelli, gli scolpivo frasi e simboli, Freak Antoni si affidava con piacere. Gli dipinsi anche la bandiera italiana, cosa che rifeci anche ai Righeira per il festival di Sanremo».

Poi Cattelan, che fece da lei il suo quartier generale.

«Cattelan venne tutti i giorni per dieci anni. Aveva trasformato Orea Malià in una sorta di bar, parlava con tutti, cercava di vendere le sue opere ai clienti e a me. Alla fine ne comprai una per un milione e mezzo di vecchie lire e ringrazio ancora di averlo fatto, anche se all’inizio non ne ero convinto. In contemporanea, collaborando a varie trasmissioni televisive, lavoravo anche per il jet set internazionale, Duran Duran, Boy George che veniva apposta da Londra, Terence Trent D’Arby. Un capitolo importante è stato ed è tutt’oggi Vasco Rossi».

Che rapporto ha con lui?

«Curo la sua immagine dai tempi di Albachiara ed è sempre stato un fedelissimo. Proprio ieri mi è arrivata una foto da mio figlio Attila, 25 anni, l’ultimo acquisto importante della scuderia, in cui si vedevano Vasco Rossi e Mariuccia Casadio, il poeta della musica e l’icona di Andy Warhol, tra le più grandi giornaliste di moda al mondo a tagliare i capelli».