Bologna, 19 gennaio 2021 - Torna a suonare la prima campanella alle otto e spiccioli del mattino: il rientro in classe (foto) ha il sapore di qualcosa sospeso nel limbo. L’ultima volta che gli studenti si erano salutati fuori da scuola (video) era ancora il 2020, non faceva così freddo, ma didattica a distanza, mascherine e disposizione anti contagio giganteggiavano già. Tornare tra i banchi per molti è come una conquista, lo si vede anche da chi è arrivato in anticipo e, tra uno sguardo veloce allo smartphone e un libro cercato nella cartella, è già l’ora di andare in classe.

In Fiera, nei nuovi spazi scolastici nati nell’era Covid, spiccano i sorrisi di chi non si vedeva da mesi: un saluto, quattro chiacchiere (rigorosamente a distanza) e poi via, di filato tra i banchi, per tornare ad assistere a una lezione dal vivo che da mesi sembrava un miraggio, tra monitor, microfoni e webcam. Il 50% degli studenti torna a scuola: in viale Aldo Moro ci sono una dozzina di classi del liceo classico Minghetti, i più piccoli del Sabin (quarte e quinte sono tornate nella sede di via Matteotti) e del Crescenzi-Pacinotti-Sirani.

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L’arrivo è ben distribuito: i ragazzi non si affollano, le corse non mancano, gli ausiliari di Tper sorvegliano la situazione per evitare il grande spauracchio degli assembramenti. Gli ingressi in classe sono stati scaglionati, in base alle sezioni: il piano sembra funzionare. E anche all’uscita, seppur con qualche difficoltà in più, la situazione fila via liscia.

All’istituto Aldini Valeriani, il quadro è più complesso: le classi sono tantissime, non ci sono gli spazi aperti all’ombra delle torri della Regione ed evitare la calca non è scontato. Anche in via Bassanelli, l’arrivo a scuola avviene senza assembramenti. «Personalmente credo che la didattica a distanza non vada abbandonata – puntualizza con più responsabilità di quella che a volte hanno i suoi coetanei Claudio Gentile, studente di quarta, indirizzo elettronico –. Sono contento di rivedere i compagni qui, non lo nego, ma forse sarebbe meglio partecipare in presenza soltanto ai laboratori e alle attività indispensabili». Già, perché chi pensava che gli studenti non vedessero l’ora di tornare tra i banchi soltanto per fare ‘balotta’ dovrà ricredersi.

Lo confermano anche Simona e Cristian, entrambi in quinto superiore, indirizzo Chimica: «È bello tornare, ma la ’dad’ funziona e i contagi sono ancora molto alti: la situazione non va sottovalutata». Quell’acronimo che sta per didattica a distanza ormai i ragazzi delle superiori lo conoscono bene, ci fanno i conti da mesi: studiare dietro uno schermo alla lunga è pesante, verifiche e interrogazioni hanno assunto un tono diverso, ma l’incubo del virus non è alle spalle e la responsabilità arriva soprattutto da loro. «Siamo tutti felici di essere qua, ma bisogna continuare a fare dei sacrifici e non disperdere quelli dei mesi scorsi», conferma Nicolas.

Mourtada, invece, la pensa diversamente: «E’ fondamentale potersi incontrare a scuola, la socialità deve essere una priorità». Le note dolenti arrivano più che altro all’uscita: la voglia di stare insieme è tanta e allora si vede qualche assembramento in più. Carabinieri e personale Tper restano a vigilare, ma gli autobus finiscono per riempirsi. Qualcuno fa fatica a salire: i più responsabili aspettano arrivi un altro mezzo, altri invece si lanciano dentro un secondo prima della chiusura delle porte. Tper dal canto suo ha potenziato la flotta come mai prima d’ora: altre 240 corse aggiuntive (540 totali) dopo il lavoro di coordinamento con il tavolo prefettizio. Aumentano anche gli ausiliari in servizio, in sinergia con tutte le forze dell’ordine, sopratutto nei ‘punti caldi’. «Al momento i bus si sono riempiti al di sotto dei limiti di capienza», spiega Tper, e in caso di estensione al 75% per la didattica in presenza, resta il margine di incremento per accogliere altri studenti. È solo il primo giorno e ancora bisogna prendere le misure, ma c’è chi non si vergogna e lo dice: «Bentornati a scuola».