di Marco Santangelo Il quadrilatero tra le vie Malvasia, dello Scalo, Pier De Crescenzi e Casarini è uno dei punti più caldi dello spaccio in città. Il blitz di mercoledì mattina (undici misure cautelari) ha dimostrato come sul territorio non agiscano singoli pusher, ma dei gruppi criminali in accordo e collaborazione tra loro con turni stabiliti, cellulari comuni, un linguaggio in codice e metodi violenti per riscuotere il denaro. E in zona parlare con i residenti e i...

di Marco Santangelo

Il quadrilatero tra le vie Malvasia, dello Scalo, Pier De Crescenzi e Casarini è uno dei punti più caldi dello spaccio in città. Il blitz di mercoledì mattina (undici misure cautelari) ha dimostrato come sul territorio non agiscano singoli pusher, ma dei gruppi criminali in accordo e collaborazione tra loro con turni stabiliti, cellulari comuni, un linguaggio in codice e metodi violenti per riscuotere il denaro. E in zona parlare con i residenti e i commercianti non è semplice. C’è chi parla tra i denti mentre si guarda in giro, chi decide di lasciare un commento, ma attraverso uno pseudonimo... figuriamoci una foto sul giornale. È un quartiere silenzioso e poco frequentato, chi ha un’attività giustifica così il ’no comment’: "Dichiarare qualcosa può metterci nei ’casini’, non vogliamo problemi o ripercussioni perché molti di questi soggetti frequentano le nostre attività. È meglio non esporsi".

Ma c’è anche chi, invece, la faccia vuole mettercela. Come Roberto Ropa (61 anni) che si definisce un "barista disperato". Se gli si chiede il perché risponde che "qui sembra di essere nel Bronx, spesso ho fatto asporto e mi sono ritrovato in contesti uguali a quelli dei ghetti americani dove ognuno fa ciò che vuole e la polizia non s’impiccia". Poi Roberto rivela che due degli arrestati nel blitz "venivano da me a fare colazione". Amedeo Marletti (61 anni) racconta, invece, come non appena si entri in via Malvasia "sembra di essere in un altro mondo. Si spaccia, si subaffittano le case popolari alle prostituite e si lavora in nero per avere il reddito basso così da non perdere la casa... per non parlare dei furti".

Molti negozi mantengono le porte chiuse a chiave, per entrare bisogna suonare. "Mi chiudo dentro perché ho paura – afferma Micaela Landi (51 anni) –, da qui passa gente messa male e poco tempo fa ho assistito a un arresto proprio davanti al mio locale". A confermare un’attività di spaccio ben organizzata è Mario Pes (80 anni): "Ci sono dei capannelli gestiti da stranieri dove lo spaccio dilaga, si vede tranquillamente lo scambio di bustine. E dopo le 21 la gente si chiude in casa". Ma gli scambi di droga non avvengono solo di notte. E lo testimonia Angelo Bonfiglioli (77 anni): "Io esco solo di mattina, qui in zona hanno un bar preferito dove vado anch’io e li ho visti più volte spacciare davanti a me senza farsi nessun tipo di problema".