Bologna - 08/04/2011 - Manes Bernardini candidato sindaco per la Lega Nord e il PdL tiene una conferenza con il ministro per la gioventù Giorgia Meloni all'hotel Savoia (Mario Carlini / Iguana Press)

Bologna, 20 ottobre 2014 - Manes Bernardini lascia la Lega Nord. La notizia, nell’aria da tempo, è stata ufficialmente comunicata dallo stesso consigliere comunale e regionale ieri mattina, con un post su Facebook dal titolo ‘Manes lascia la Lega’ e una foto di Martin Luther King. Questo il testo del messaggio: «È giunto il momento delle scelte. Inizia un nuovo percorso con un grande sogno: Bologna 2016 – ha scritto Bernardini –. Occorre rompere gli schemi, iniziare a ragionare a 360°, mettere prima Bologna davanti a tutto. Sicuramente oggi questa scelta da alcuni non verrà capita, ma tante persone hanno già iniziato un nuovo cammino, mano nella mano. Un caro saluto ai vecchi amici e un grandissimo in bocca al lupo per tutti quelli che, insieme, stanno iniziando questa nuova avventura». La scelta di Bernardini, che nel 2011 fu il candidato sindaco del centrodestra, e che l’anno scorso tentò anche la scalata alla segreteria federale della Lega, arriva dopo le crescenti tensioni tra l’ala più vicina al segretario in carica, Matteo Salvini, e quella vicina al sindaco di Verona, Flavio Tosi (di cui Bernardini fa parte), dopo il commissariamento del Carroccio di Bologna e provincia e dopo una clamorosa, ma non inattesa, esclusione dalla lista per il consiglio regionale.

Bernardini, da quanto tempo militava nella Lega?

«Dal 1991, ventitré anni ininterrotti».

Perché ha deciso di andarsene dopo così tanto tempo? È pur sempre capogruppo in Comune e, ancora per qualche settimana, consigliere regionale.

«Su passaggi importanti per il partito, e per la politica locale, ho dovuto constatare che ci sono visioni diverse tra me, che comunque rappresento gran parte della Lega bolognese, e chi ha gestisce il commissariamento del Carroccio in città e provincia».

I maligni dicono che in realtà c’entra molto di più la sua esclusione dalla lista per il consiglio regionale.

«È stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. A questo proposito, il malumore della Lega cittadina è stato messo nero su bianco e portato all’attenzione degli organi regionali e nazionali, da cui però non è mai arrivata una risposta. E questo lascia basiti».

Quali sono gli episodi che l’hanno convinta all’addio?

«Sono sei mesi che evidenziamo errori di politica e scarsi risultati, ma il clou è quanto successo per l’elezione del Consiglio metropolitano. Abbiamo messo davanti (Bernardini e Francesca Scarano; ndr) l’interesse di Bologna e della minoranza del Consiglio comunale e ci siamo trovati di fronte una minaccia di espulsione solo perché facevamo il nostro lavoro. È stata la dimostrazione che la Lega a Bologna non mette più la città davanti a tutto il resto. Io, per quanto mi riguarda l’ho sempre detto: prima viene Bologna, poi la Lega».

Il suo addio a un mese dal voto per la Regione danneggerà il Carroccio e il candidato leghista Alan Fabbri, almeno sul territorio bolognese.

«Ma in queste elezioni abbiamo dimostrato, come centrodestra, di voler giocare la partita per non vincerla. È stato un errore non allearsi con Ncd e Udc. La strada da seguire era mettere insieme tutte le forze alternative al centrosinistra per tentare di vincere».

L’essere uno dei fedelissimi del sindaco Tosi quanto ha inciso sulle tensioni interne degli ultimi tempi?

«Direi per il 99%, soprattutto nelle scelte fatte dalla Lega Nord Emilia sulla composizione della lista per il consiglio regionale, poi avallate da Salvini e dalla segreteria federale».

E adesso cosa riserva il futuro?

«Un lavoro per arrivare al 2016 (la data delle prossime elezioni amministrative; ndr) con proposte e programmi per rilanciare la città».

Un viaggio da fare con chi?

«Con tutti quelli che ci vogliono stare. Dal semplice cittadino al consigliere comunale, o di quartiere, di minoranza».

Una lista civica o un movimento politico?

«Vedremo come si svilupperà il nostro percorso, l’importante è avere le mani libere, ragionare a 360° gradi e creare un progetto politico che abbia la possibilità di vincere».

C’è il rischio di vedere Bernardini in un altro partito?

«La Lega è stato il mio unico e grande amore. Non entrerò in un altro partito, mi metto solo a disposizione della città. Le battaglie portate avanti con la Lega continuerò a farle per la città e per i bolognesi».