Bologna Città 30, l’archistar Boeri guida il popolo slow: "Il mondo va più piano"

Appello a Salvini: "Da Parigi a Barcellona e anche Los Angeles: si va ovunque in questa direzione. Per la sicurezza"

Bologna, 3 febbraio 2024 – La Città 30 di Bologna divide non più solo la città, ma l’Italia. In mezzo al braccio di ferro tra ministero dei Trasporti e Palazzo d’Accursio, non manca il derby di petizioni pro e contro i nuovo limiti. L’ultima è quella di 130 esperti, tra tecnici, ingegneri architetti e urbanisti, che lancia un appello al ministro (leghista) Matteo Salvini affinché faccia retromarcia sulla direttiva emanata. Uno dei nomi più noti tra i firmatari è quello dell’archistar Stefano Boeri convinto che la "direzione verso cui sta andando il mondo è quella di moderare la velocità nelle città".

L’ha stupita che Bologna e l’Italia si siano divise tra tifosi a favore e contro la Città 30?

"Faccio una premessa: ho firmato senza alcun intento polemico. La mia non è una presa di posizione ideologica, ma un discorso prettamente tecnico. E, conoscendo Salvini, confido che ne terrà conto. La scelta di Bologna e di altre città sui 30 all’ora è relativa alla sicurezza, i dati sono inconfutabili: un terzo degli incidenti stradali avvengono in ambito urbano. E, andando più piano, i sinistri mortali sono quasi azzerati".

Intanto la destra raccoglie firme contro la Città 30 e la sinistra difende la misura.

"La sicurezza stradale non ha un colore politico. Lavoro in molte città città in Italia e nel mondo e conosco sindaci di centrodestra attentissimi ai temi di una mobilità più sostenibile. La diatriba politica m’interessa meno di zero".

Sono tante le città europee che hanno scelto un andamento lento, ma il caso Bologna ha scatenato un putiferio...

"Vanno verso i 30 all’ora Parigi, Barcellona, Madrid, Vienna... A Londra si va a 30 miglia all’ora, circa 48 chilometri orari, su un’area estesissima. Ma c’è anche Los Angeles dove il limite è di 35 miglia, circa 50 chilometri all’ora sulle strade urbane, 55 sulle statali. Non sono un integralista. I 30 all’ora è un limite troppo basso? Vanno bene anche i 35 o i 40. Ma non possiamo essere il fanalino di coda del mondo".

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Per i detrattori aumentano il traffico, i tempi di percorrenza e pure lo smog...

"In realtà, oltre agli incidenti stradali, si riducono le emissioni: sia il gas serra, ma soprattutto il particolato, prodotto dall’attrito delle gomme a seguito dello ’stop and go’, che genera inquinamento urbano. A Londra, che frequento spesso, con la velocità ridotta ho risparmiato tempo a seguito di minori intasamenti di auto. E il traffico è più fluido".

Insomma, la direttiva del ministro Salvini l’ha stupita?

"Confido che queste riflessioni tecniche e oggettive possano spingerlo a riconsiderare il tema della moderazione della velocità urbana".

Dal primo multato bolognese ai 39 all’ora in avanti il fronte del No è sempre più corposo...

"È chiaro che la moderazione della velocità va fatta in modo graduale, intelligente, non ideologico. Non vanno penalizzate le fasce più deboli della popolazione e serve un servizio di trasporto pubblico efficiente".

Anche Milano, con il sindaco Sala, ha detto che è dura applicare i 30 come a Bologna...

"Ogni città ha le sue peculiarità.

Una città con un impianto medievale e strade strette richiede una moderazione diversa da una città policentrica con grandi radiali o cresciuta per anelli successivi. A Milano con l’ingegner Parolotto stiamo ragionando su un progetto con più di 90 zone a 30, circondate da una rete di strade a 45-50 km/h, su un modello di città-arcipelago".

Quindi la direttiva limita la libertà delle singole città?

"Si può pensare anche a una città con strade residenziali a 20 all’ora, zone 30 e magari viali di circonvallazione a 50-60. Utilizzare ovunque un unico principio è sbagliato. Bologna non è Milano. E Milano non è né Roma, né Barcellona. Ogni città deve avere la possibilità di applicare le norme più adatte alla sua storia".

Chi vincerà il braccio di ferro?

"Sono convinto che vincerà il buonsenso".