Linea storica raddoppiata, le controindicazioni per Rfi

Bologna-Castel Bolognese, le motivazioni della bocciatura del progetto .

Linea storica raddoppiata,  le controindicazioni per Rfi

Linea storica raddoppiata, le controindicazioni per Rfi

Prima di presentare le tre ipotesi di potenziamento della linea ferroviaria fra Bologna e Castel Bolognese con altrettanti percorsi vicino all’autostrada A14 (tornate al momento nel cassetto dopo le proteste di residenti e istituzioni), Rfi aveva già esaminato un’alternativa in affiancamento alla linea storica. L’obiettivo, come noto, è portare a quattro i binari sulla tratta interessata, per aumentare la capacità e separare traffico merci e alta velocità e quello locale.

L’ipotesi in affiancamento alla linea storica fu la prima a essere analizzata – ma a differenza di quella illustrata l’altra mattina in Comune non prevedeva però la costruzione di viadotti con relative barriere acustiche – e contemplava la costruzione di nuovi binari dedicati al transito dei treni merci e regionali; la linea esistente sarebbe invece stata riservata ad Alta velocità, Intercity e Regionali veloci.

Il progetto, che però è stato scartato, avrebbe seguito l’andamento planimetrico della linea attuale "comportando un adeguamento delle stazioni esistenti", ricordano da Rfi. Tale ipotesi avrebbe inoltre avuto come effetto la realizzazione di ‘interferenze di taglio’, ovvero dei percorsi ferroviari intersecati per permettere il corretto convoglio di più linee ferroviarie.

"Gli studi condotti hanno rilevato che questa soluzione risulta meno efficace rispetto alle alternative in variante", si legge però sempre nei documenti di Rfi. Il motivo? "Causerebbe interferenze significative sul tessuto urbano rendendo necessari espropri e demolizioni – recita ancora la relazione che accompagna il progetto –; presenterebbe una notevole complessità realizzativa che comporterebbe interruzioni del servizio ferroviario e numerose opere di adeguamento; in caso di situazioni emergenziali, l’infrastruttura avrebbe limitata resilienza causando disagi per gli utenti del servizio ferroviario".

Ecco dunque spiegato il disco rosso di Rfi, motivato così dalla società pubblica: "Le criticità rilevate, sommate all’evoluzione dell’offerta, hanno portato a valutare la soluzione progettuale inefficace e, pertanto, a scartarla".

Da quell’ipotesi di ‘affiancamento stretto’, riveduta e corretta, si è però arrivati a formulare la nuova alternativa su viadotto. Una soluzione, quest’ultima, che pare tutt’altro che indolore, in quanto destinata comunque ad attraversare quartieri popolosi e già fortemente urbanizzati.