QUANDO ha visto la sua fidanzata esclamare, davanti ad un armadio traboccante di vestiti, ‘non ho niente da mettermi’, il 27enne carpigiano Alessandro Franzese ha avuto un’idea degna de Il Diavolo veste Prada: creare una piattaforma digitale che permetta alle donne, pagando un abbonamento, di poter avere una maggiore disponibilità di abiti nel proprio guardaroba senza doverli necessariamente acquistare. È nata così Paac, start up che riunisce, sotto la direzione di Franzese, un gruppo di trentenni esperti di e-commerce e marketing e ha la sede nel maglificio carpigiano Mode, che appartiene...

QUANDO ha visto la sua fidanzata esclamare, davanti ad un armadio traboccante di vestiti, ‘non ho niente da mettermi’, il 27enne carpigiano Alessandro Franzese ha avuto un’idea degna de Il Diavolo veste Prada: creare una piattaforma digitale che permetta alle donne, pagando un abbonamento, di poter avere una maggiore disponibilità di abiti nel proprio guardaroba senza doverli necessariamente acquistare.

È nata così Paac, start up che riunisce, sotto la direzione di Franzese, un gruppo di trentenni esperti di e-commerce e marketing e ha la sede nel maglificio carpigiano Mode, che appartiene alla famiglia di Franzese e di cui il 27enne, che si è formato alla Bocconi e ha lavorato a Londra per un fondo di investimenti, è executive director. Dopo la prima fase di sperimentazione, perfettamente riuscita, Paac dovrebbe debuttare nell’e-commerce nel 2020.

Il funzionamento è semplice e immediato. «La cliente si registra sul sito e paga un abbonamento ogni due settimane, si può scegliere tra il pacchetto base da 49 euro o il premium da 79 euro» spiega Franzese. «Una volta registrati, è possibile scegliere quattro capi di abbigliamento tra un’ampia gamma di brand: la piattaforma consiglia i capi più adatti ai gusti in base ai filtri (un algoritmo, ndr) che il cliente ha inserito nella registrazione ma ognuno può scegliere in autonomia». Una volta effettuata la scelta il set di quattro abiti arriva a casa attraverso un corriere, a costo zero: la cliente può indossare gli abiti a suo piacimento per due settimane e alla fine riconsegnarli tutti oppure procedere all’acquisto di uno o più capi. La restituzione avviene, sempre a costo zero, al corriere che dopo due settimane torna all’indirizzo indicato, ritira gli abiti che non servono e consegna altri quattro capi, scelti nel frattempo sulla piattaforma. Tutte le volte che si sceglie un Paac si accumula un credito di dieci euro sull’account, una sorta di conto da utilizzare in caso di acquisto degli abiti. «Non vogliamo dare l’idea che si paga un abbonamento e non si possiede nulla – specifica il fondatore – con questo meccanismo la cliente acquista dei crediti che può utilizzare per comprare oppure, solo pagando l’abbonamento, può indossare oltre cento capi diversi in un anno, ogni vestito vale in media 100 euro. «L’e-commerce sta crescendo sempre di più nel settore abbigliamento – spiega Franzese – abbiamo pensato alla fascia media di clienti che tra boutique da un lato e negozi fast-fashion dall’altra non riesce a trovare un prodotto di buona qualità». Il primo test è stato effettuato a fine 2018 in cinque regioni italiane e ha dato riscontri positivi. Sono già 6 i brand di moda, italiani, coinvolti nel progetto e ora Paac è alla ricerca di altre aziende che vogliano usufruire di questa opportunità. E le prime a cui si rivolge Franzese sono quelle del distretto carpigiano in cui lavora, con un incontro di presentazione il 2 ottobre, organizzato da Carpi Fashion System nella sede di ForModena in via Marx 131.