VALENTINA REGGIANI
Cronaca

Alice Neri, scontro in aula: “Durante i primi sopralluoghi inquinata la scena del delitto”

L’avvocato di Gaaloul: "Le tute del collega dovevano essere sottoposte ad accertamenti tecnici". Il legale del fratello: "Le prove sono salde e gli incidenti probatori hanno dimostrato che Mohamed era lì"

Modena, 11 luglio 2024 – Una scena del crimine asseritamente ‘inquinata’ e diverso materiale non repertato, tra cui una seconda tanica, secondo la difesa. Un’area non circoscritta e tracce di pneumatici non ‘cristallizzate’ in quanto calpestate. E’ andato in scena un nuovo scontro in aula, ieri, nell’ambito del delicato processo per l’omicidio della giovane mamma di Ravarino Alice Neri. L’unico imputato per omicidio volontario, il tunisino 30enne Mohamed Gaaloul era come sempre seduto in aula.

Alice Neri, lo scontro in aula: "Inquinata la scena del delitto"
Alice Neri, lo scontro in aula: "Inquinata la scena del delitto"

Il presidente della corte D’Assise, la dottoressa Ester Russo, ha più di una volta richiamato all’ordine nel corso di un’udienza fiume resa ancor più difficile dalle alte temperature raggiunte in aula. Nel corso del contro esame del teste, ovvero uno dei carabinieri esperti che si è occupato dei principali rilievi effettuati a novembre 2022 nelle campagne di Concordia, teatro del terrificante delitto, l’avvocato dell’imputato, Roberto Ghini ha fatto emergere la non sempre puntuale osservanza delle procedure previste nel corso dei sopralluoghi sulla scena del crimine, facendo presente come alcune persone, la notte del 18 novembre, non indossassero i dovuti dispositivi. Si è dibattuto a lungo poi sul fatto che non furono sottoposte ad accertamenti tecnici irripetibili le due tute da lavoro del collega della vittima, il cosiddetto terzo uomo.

"Le abbiamo analizzate con lampade con fonti di luce bianca – ha spiegato il militare in aula –. Ma non abbiamo trovato elementi di interesse investigativo". Il carabiniere ha ripercorso poi il rinvenimento del mozzicone di sigaretta, riportante il dna dell’imputato a qualche metro dall’auto della vittima, data alle fiamme e della spallina del reggiseno di Alice, spiegando come siano state repertate le cose, i materiali più freschi e aderenti all’accaduto e come non siano stati inizialmente dragati i laghetti o effettuati scavi nell’area. I pm hanno però fatto presente come inizialmente non si sapesse nulla delle modalità dell’efferato delitto: solo successivamente, a fronte degli accertamenti medico legali è emerso come la giovane mamma fosse stata ammazzata con almeno sette coltellate. "Una scena del crimine inquinata, non preservata. Non si sa neppure quante persone abbiano fatto accesso quella sera.

Una volta appreso che c’era il cadavere di una persona avrebbero dovuto circoscrivere l’area – sottolinea l’avvocato Ghini – seguire le procedure che prevede l’arma dei carabinieri ma non sono state seguite. Credo che questo abbia compromesso in maniera definitiva la possibilità di accertare realmente quello che è accaduto. Non sapremo mai se c’era ad esempio un’altra autovettura".

Per quanto riguarda invece la mancanza di accertamenti tecnici irripetibili sulle tute da lavoro del collega di Alice Neri, Ghini afferma: "Situazione che denota l’univocità delle indagini, il pm si è lasciato scappare che avevano già individuato il colpevole". L’avvocato Magni, che insieme all’ex pm Ingroia rappresenta Negrini, marito della vittima ha sottolineato: "E’ emerso che non sono state adottate tutte le cautele che prevedono le linee guida dell’Arma per isolare la scena, evitare contaminazioni". L’avvocato Cosimo Zaccaria, che rappresenta la famiglia della vittima afferma invece: "Io guarderei i dati oggettivi emersi oggi: la sigaretta usata a fianco alla vettura di Alice Neri, con il dna del Signor Gaaloul ed è stato dimostrato che la signora Alice Neri non era incinta: una settimana prima aveva avuto il ciclo. Questo è importante perchè riabilita la signora Alice Neri – e qualcuno deve scuse alla sua memoria e alla famiglia – e in secondo luogo perchè smonta quello che era stato adombrato come alibi da parte della difesa: uccisione per smascherare una gravidanza indesiderata".

"Si è parlato del fatto che alcuni soggetti non avrebbero avuto i dispositivi di protezione – conclude l’avvocato Marco Pellegrini, che rappresenta il fratello della vittima – questo dato non è confermato. La difesa non ha dimostrato nulla oggi: le prove sono salde e gli incidenti probatori hanno dimostrato che Gaaloul era sul posto". Ieri, in aula ha parlato poi un vicino di casa dell’imputato e, successivamente, un’amica della vittima: "Ho appreso della sua scomparsa da un messaggio del marito, che mi diceva che Alice non era tornata a casa".