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20 mar 2022

Modena, "Ceramiche a rischio dopo Pasqua". Materie prime sempre più scarse

Viaggio nel distretto di Sassuolo (Modena): " Il 25% di argilla arrivava dall’Ucraina. Scorte quasi esaurite"

giampaolo annese
Economia
Federica Minozzi (Iris Ceramica)Emilio Mussini (Panariagroup)Uno dei 27mila lavoratori del Distretto delle ceramiche: c’è grande preoccupazioneGiovanni Savorani (Confindustria)
Uno dei 27mila lavoratori del Distretto delle ceramiche: c’è grande preoccupazione

Sassuolo (Modena), 20 marzo 2020 - "Non solo è diventato molto costoso ‘cuocere’ le piastrelle: il rischio è che a breve potrebbe non esserci più niente da infornare…", sospirano al bar sfogliando il giornale tra un prosecco e una bruschetta in piazza Garibaldi: qui la chiamano ‘piazza piccola’ per distinguerla da quella ‘grande’, la vicina piazza Martiri appena ristrutturata.

Il pensiero in queste mattine soleggiate che da due mesi si assomigliano un po’ tutte corre alla tempesta perfetta che sta sgretolando la super ripresa delle superfici ceramiche: gas alle stelle e ora, dopo l’invasione russa, anche penuria di argilla, la materia prima fondamentale. "Il 25 per cento del totale arriva, indovini un po’, dall’Ucraina". L’anno scorso al porto di Ravenna ne sono approdate 2,2 milioni di tonnellate.

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"Ci sono scorte solo fino a Pasqua", ha avvertito il presidente di Confindustria ceramica Giovanni Savorani. "Stiamo letteralmente girando il mondo per individuare alternative: dal Venezuela all’Australia, passando per Germania, Francia, Austria". L’argilla ucraina consente la realizzazione di grandi lastre sottili, molto richieste dal mercato: miscelando i dosaggi con altre tipologie si potrebbe arrivare agli stessi risultati, ma occorrono tempo e sperimentazioni. Nel frattempo sale la febbre energetica: sono già una trentina gli stabilimenti fermi per non spendere in bollette più di quanto incassano, e 4mila le persone in cassa integrazione. "E’ vitale - ha detto venerdì Savorani prima di un convegno sul Pnrr - aumentare l’estrazione italiana di energia. Non capisco perché dobbiamo lasciare i giacimenti che abbiamo nell’Adriatico ai nostri dirimpettai".

Le prospettive cominciano a far paura a un territorio dove la ceramica da 60 anni è il volàno, o come si dice adesso il driver, del benessere: ce ne accorgiamo percorrendo la tangenziale Modena-Sassuolo (chiamato lo ‘stradone’) e la Pedemontana, tra le arterie più trafficate d’Europa: ogni giorno l’attraversano 50mila veicoli, di cui 10mila mezzi pesanti che vanno a rifornire gli stabilimenti con i pallet strapieni nei piazzali che cadenzano il paesaggio.

I sindacati lanciano l’allarme: "I Comuni facciano pressione sulle multiutilities di cui sono azionisti affinché contengano gli aumenti dei costi", sollecita Rosario Roselli della Cisl. Il sindaco Gian Francesco Menani nella sede comunale di via Fenuzzi, la stradina stretta e lunga che spunta dopo aver oltrepassato il portico sotto il ‘campanone’, tasta il polso della sua comunità: "Siamo in stretto contatto con i parlamentari ai quali abbiamo chiesto di agire in fretta perché la situazione sta degenerando". Allontanandosi dal centro, immergendosi nelle zone industriali che hanno fatto la fortuna di queste terre, gli imprenditori si misurano con le incognite future: "Anche noi abbiamo dovuto interrompere la produzione per qualche giorno – riflette Emilio Mussini, presidente di Panariagroup, azienda che si divide tra Finale e Fiorano –. La primavera scorsa il prezzo del metano a megawatt l’ora era di 20 euro, adesso si viaggia tra i 100 e i 140 euro, con picchi di 250 euro, una follia".

C’è una furiosa ripresa economica in tutto il mondo, certo. Ma la speculazione finanziaria sta giocando la sua parte: "Sappiamo – prosegue Mussini - che le autority internazionali stanno lavorando per riportare il costo del metano in un alveo sostenibile. Sarebbe fondamentale". E la turbolenza del settore la sta attraversando anche Federica Minozzi, ceo di Iris ceramica group, tra Fiorano e Castellarano.

"Abbiamo riorganizzato momentaneamente – spiega - le presenze per favorire quei prodotti dal maggiore valore aggiunto. Il caro-energia ci ha portato a rivedere i nostri listini e a inserire un Energy Surcharge (una variazione di costo ndr)". Ma se è vero che dietro ogni crisi si cela un’opportunità, il Iris group non vuole precludersela: "Stiamo accelerando con il progetto della fabbrica a idrogeno: l’obiettivo è arrivare entro fine dell’anno a una miscela al 25% a idrogeno, per poi passare al 50% e infine giungere ad una produzione 100% idrogeno".

 

 

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