Il presidente di Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani
Il presidente di Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani

Sassuolo (Modena), 16 giugno 2020 - Riceviamo e pubblichiamo dal presidente di Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani.

Caro Direttore, con la giornata mondiale per combattere la desertificazione e la siccità tornano puntuali le dichiarazioni accorate e i proclami pubblici sulla ineludibile necessità di salvaguardare la risorsa idrica (pubblica o privata che sia). Ma quali scelte ha fatto la politica, quali strumenti reali sono stati messi in campo per assicurare maggiore efficienza nel modo in cui si usa l’acqua nel nostro Paese?

Voglio raccontarle una storia in proposito. Nel 2013 la nostra Associazione ha lanciato il progetto di una campagna di rinnovo degli apparecchi sanitari per coniugare la riqualificazione edilizia con l’efficienza idrica. L’idea è semplice ma efficace: ogni anno nel nostro Paese gli edifici “consumano” quasi 4,5 miliardi di m3 d’acqua, di cui 1,4 miliardi per i soli usi sanitari; una quantità enorme di preziosa acqua potabile che potrebbe essere ridotta in modo strutturale sostituendo gli apparecchi che la utilizzano con nuovi apparecchi più efficienti.

Tra l’altro un’idea neanche troppo nuova perché già attuata con successo dalla città di New York. Quale è stata la risposta della politica? Abbiamo incontrato apprezzamento ed interesse in ogni sede, è stato previsto nel DL 63 del 2013 che si faranno “incentivi selettivi e di carattere strutturale” per l’incremento  dell’efficienza idrica degli edifici e poi più nulla. Diversi parlamentari, di tutti gli schieramenti, hanno depositato negli anni emendamenti in questo senso, ma alla fine nessun Governo di nessun colore ha sostenuto la norma e ad oggi nel campo della riqualificazione edilizia c’è un incentivo quasi per tutto, ma nulla per l’efficienza idrica dell’edificio.

Intanto abbiamo visto le crisi idriche ripetersi, abbiamo visto nell’estate 2017 i rubinetti di Roma a secco e continuiamo a sprecare acqua potabile, mentre abbiamo di fronte un “bacino” di risparmio idrico enorme. In Italia sono installati più di 57 milioni di apparecchi sanitari e quasi la metà ha superato i 30 anni di vita. I vecchi vasi richiedono ad ogni scarico volumi rilevanti di acqua, mentre i prodotti oggi sul mercato sono progettati per minimizzare l'impiego di acqua. Sostituendo i sistemi “vaso+cassetta” installati prima del 1990 si risparmierebbero 400 milioni di m3 ogni anno; il consumatore finale risparmierebbe 665 milioni di euro ogni anno e si avrebbero anche significativi risparmi energetici (per le attività di adduzione, allontanamento e depurazione).

Anche nella conversione del Decreto Rilancio c’erano gli emendamenti dell’on. Stefania Ascari (M5S), ma non sono stati segnalati e non saranno quindi discussi. Mi auguro che il Governo voglia riprendere il tema e portarlo finalmente a compimento. Abbiamo in proposito inviato all’Esecutivo una lettera congiunta, con i sindacati del settore ceramico, per segnalare che questo intervento potrebbe anche sostenere il necessario rilancio del mercato
edilizio nazionale e, di conseguenza, del nostro comparto industriale con particolare riguardo a quello dei sanitari in ceramica.