Uno stabilimento Tetra Pak in uno scatto d’archivio (LaPresse)

Modena, 7 dicembre 2015 - “L’orario di lavoro? Se lo fa il dipendente. Chi meglio di lui è in grado di sapere quante ore gli servono per arrivare ai suoi obiettivi?”. È la filosofia che regna in Tetra Pak, azienda multinazionale (non per niente svedese) con un’importante filiale a Modena da 800 dipendenti, che si occupa di confezionamento alimentare. Qui hanno già dato addio al cartellino da timbrare e persino agli orologi.

La parola d’ordine è flessibilità. Ogni dipendente è libero di gestirsi gli orari di lavoro come meglio crede, l’importante è che alla fine arrivi al risultato. Ha aiutato il fatto che l’azienda fosse multinazionale.

Qualcuno ha pensato che chi lavora con gli Usa tanto vale che si presenti in ufficio alle 12 e chiuda alle 20, mentre chi ha rapporti con la Cina è meglio che si presenti molto presto la mattina per poi staccare a ora di pranzo.

Alla fine del mese le persone auto certificano ciò che hanno fatto durante i trenta giorni. È stato creato un foglio precompilato con otto ore lavorate per ogni giorno lavorativo. Le persone possono lasciarlo così o inserire le variazioni. Una volta compilato viene approvato dal manager per la busta paga.

Non solo. Non è detto che tutto il lavoro vada smaltito nel proprio ufficio. C’è da scrivere una relazione alla fine di un progetto? Il dipendente può decidere se scriverla da casa o anche, stagione permettendo, da uno dei giardini dell’azienda. Stesso discorso viene fatto per le ferie. Se qualcuno va dal proprio capo a chiedere un periodo di riposo, gli viene risposto: "Lo sai tu se puoi". In pratica il dipendente viene responsabilizzato, e in base al proprio piano di lavoro è lui che stabilisce se tutti gli obiettivi sono stati raggiunti e se la vacanza è il giusto premio agli sforzi fatti.