Emanuele Giorgi, star della tv in Francia: "Il mio sogno è quello di fare un film a Fano"

L’attore 46enne è stato tra i protagonisti della popolare serie d’oltralpe “Plus belle la vie“. La pausa dopo ben 300 puntate "Ho scritto una storia mia e vorrei girarla nella mia città. Ma intanto prenderò parte a un nuovo progetto su Netflix".

Emanuele Giorgi, star della tv in Francia: "Il mio sogno è quello di fare un film a Fano"

Emanuele Giorgi, star della tv in Francia: "Il mio sogno è quello di fare un film a Fano"

di Silvano Clappis

Non è da tutti all’apice del successo lasciare per intraprendere nuove sfide. A compiere questo passo è un attore fanese, Emanuele Giorgi, 46 anni, che ha riscosso fama e riconoscimenti in Francia. Attore di teatro e di televisione, Giorgi ha sfondato partecipando alla serie tv più famosa oltralpe “Plus belle la vie“ su France 3 (300 episodi in quasi 10 anni). Quando la serie ha deciso di riprendere quest’anno sul canale 1, TF1, Emanuele Giorgi, che interpreta uno dei ruoli principali, il cuoco italiano Francesco Ibaldi del bar “Mistral“, ha deciso a sorpresa di… passare la mano.

Giorgi, perché ha deciso di abbandonare il set?

"“Plus belle la vie“ è la serie più importante della tv francese: in onda ogni sera da 18 anni con picchi di ascolto di oltre 4,5 milioni di spettatori. Negli ultimi anni, però ho sentito di aver perso entusiasmo verso questo lavoro, paradossale è il fatto che mia moglie ed io, pur non avendo un televisore in casa, ci siamo conosciuti proprio lì, per cui ho avvertito in modo dirompente l’emergenza di nuovi bisogni artistici".

Fino a quando l’ha girata?

"Quando nel 2022 la serie ha subito uno stop, ho potuto serenamente voltare pagina e formarmi alla regìa a Parigi. L’estate scorsa la serie è stata comprata dal canale principale francese e pensa un po’: ero steso su un lettino al Lido di Fano quando la nuova produttrice mi ha telefonato dicendo che la serie sarebbe ripresa su TF1 e che il mio personaggio sarebbe stato al centro della storia principale".

Come l’ha presa?

"La notizia ha scombussolato i miei piani. Ho proposto che avrei ripreso il ruolo per i primi due mesi a patto che il mio personaggio fosse uscito di scena definitivamente dalla storia".

Lei si è formato a Roma per oltre un decennio, dapprima con Francesca De Sapio poi con Beatrice Bracco – la stessa che ha formato Claudio Santamaria, Paola Cortellesi, Kim Rossi Stuart, Gianmarco Tognazzi, Valerio Mastrandrea – come mai poi è finito in Francia?

"In principio è stato l’amor, “che move il sol e le altre stelle“, invero, il gusto per l’avventura. Forse ero stanco dell’immobilismo romano: avevo bisogno di nuovi mondi, nuovi spazi, nuove sfide impossibili".

E quindi?

"Ho iniziato a viaggiare: Dublino, Parigi e poi l’Oriente e il Medio Oriente che mi hanno dato un’altra dimensione di me, dei miei bisogni e, certo, di tutti quei mondi possibili...".

E ora cosa pensa di fare?

"Un proverbio arabo dice: “Il tuo destino ti attende sul sentiero che hai scelto per evitarlo“. In effetti all’inizio ho sentito il bisogno di staccare e di provare soprattutto a vivere. Però più provavo ad allontanarmi dalla mia vocazione artistica, più quel mondo mi riprendeva. Alla fine ho ricominciato a recitare facendo la spola tra Marsiglia, dove giravo la serie tv, e Parigi dove recitavo nel weekend con la Compagnie du Libre Acteur di Sebastien Bonnabel. Questa è stata la mia vita negli ultimi anni, fin quando queste nuove esigenze artistiche mi hanno spinto verso un folle atto di cieca fede: la creazione di progetti personali! Lasciato tv e teatro ho scritto la mia prima sceneggiatura che l’anno scorso, con mia immensa gioia, ha vinto una borsa molto importante a Parigi: l’“Adami decléncheur“".

Ed ora?

"Se trovo un paio di finanziamenti mi toccherà girare questo primo cortometraggio".

Dove?

"Sorpresa... dico solo che è in Italia, tra “Peser“ e Marotta...".

Il legame con Fano dunque resta indissolubile. Ha donato a Fiorangelo Pucci, direttore del Fano Film Festival, due pizze originali di Lelouch, due pellicole preziose.

"Sì, per quattro anni ho recitato in un bellissimo teatrino di Montmartre, la cui produttrice era Salomè, la figlia del grande regista. Quando hanno restaurato il teatro Salomé ci regalato questi tesori ed io ho pensato di conservare queste reliquie a Fano, lasciandole a uno che capisce di cinema".

Quanto conta oggi per lei Fano e come pensa di coltivare in futuro questi legami?

"Da più di 25 anni sono in giro per il mondo, ma ci sono cose che si portano sempre con sé, l’atmosfera del mercato il sabato, la bellezza del cielo blu sopra l’ex-chiesa di san Francesco, la dolcezza della sabbia del Lido nei mattini d’estate, l’odore del mare ovunque, il candore delle colline e poi la calma nel centro storico deserto nelle ore calde d’estate. Vengo spesso a Fano per trovare i miei genitori e i vecchi amici. Se ci saranno le condizioni sarei felice di girare a Fano la mia prima storia da regista. Parla di un moderno Ulisse che dopo decenni ritorna nella sua amata Itaca in cerca della propria identità e di una agognata redenzione".

E’ conclusa la sua carriera di attore?

"Non posso dire che sia chiusa, da un lato perché avrò sempre la forma mentis dell’attore e dall’altro perché proprio in questi giorni mi hanno preso per un ruolo minore su una serie americana Netflix che si girerà a Parigi e che non volevo neanche fare. Chiedete a mia moglie... Tuttavia se dovessi scegliere avrei voglia solo di scrivere e di girare le mie storie. Sto mettendo anima e corpo nel mio progetto fanese".