Matteo Ricci, sindaco di Pesaro
Matteo Ricci, sindaco di Pesaro

Pesaro, 16 novembre 2020 - «Mi viene il sospetto che dietro questo passaggio repentino da zona gialla a zona arancione ci sia lo zampino di qualcuno». Parole di Elisabetta Foschi, coordinatrice provinciale di Forza Italia e assessore alla sanità di Urbino, che con un suo intervento su Facebook trasforma le dietrologie degli ultimi giorni in un caso politico. Non fa nomi, la Foschi, ma non fa nemmeno niente per evitare che il “qualcuno“ da lei evocato venga facilmente individuato in Matteo Ricci. E’ su di lui che fa cadere il sospetto di aver lavorato alle spalle della giunta regionale per spingere il governo a cambiare colore alle Marche. Ma la Foschi va oltre. Anzi, torna indietro, perché rende esplicito ciò che molti sospettarono a febbraio, cioè che ci fosse lo zampino di Ricci anche nella guerra del governo contro Luca Ceriscioli.

Ricordate? A quei tempi l’allora presidente della Regione era deciso a chiudere le Marche mentre a Roma non ne volevano sapere, a tal punto che si arrivò alla telefonata con cui il premier Giuseppe Conte fermò Ceriscioli mentre stava annunciando in diretta Facebook la sua prima ordinanza. E quando Ceriscioli decise di andare avanti per la sua strada, il governo arrivò alla follia del ricorso al Tar. In quei giorni Ricci girava invece con gli adesivi ‘Pesaro riparte’ e voleva affossare politicamente Ceriscioli in vista delle elezioni regionali. Ecco, in quel contesto fu facile pensare che il sindaco avesse fomentato per suo tornaconto il governo contro la Regione. Un “dietro le quinte“ di cui si è sempre parlato, ma mai emerso davvero. Ora Elisabetta Foschi lo riporta d’attualità, collegando quei giorni di febbraio agli ultimi fatti, quelli che ci hanno portato in zona arancione.

«Durante la prima fase della pandemia – scrive l’assessore di Urbino – ricordiamo tutti che il Governo Conte preferiva non confrontarsi con il governatore delle Marche (fino ad arrivare ad uno scontro memorabile e a ricorsi al Tar) preferendo ascoltare altri amministratori locali, sempre affini politicamente al Governo ma in rotta con Ceriscioli (ovviamente il riferimento è a Ricci, ndr). Mi viene il sospetto che in questo passaggio repentino da zona gialla ad arancione, non concordato né comunicato con sufficiente preavviso da Conte ad Acquaroli, ci sia lo zampino di qualcuno che proprio giovedì pomeriggio, in una riunione con la prefettura, si diceva preoccupato della differenza di colore tra le Marche e le regioni confinanti. Il timore (di Ricci, ndr) era di non riuscire a contenere gli assembramenti dei fine settimana nella propria città e la preoccupazione che se avesse chiuso con propria ordinanza alcune attività del centro, poi i ristori a quelle attività non potessero essere riconosciuti e pagati dal Governo. Tanto che auspicava misure restrittive da Enti superiori per il fine settimana... Forse è un sospetto infondato, ma il fatto che Acquaroli non sia stato coinvolto e si sia giustamente adirato, lui che è notoriamente ponderato e disponibile al confronto, mi ha fatto riflettere. È sbagliato non dialogare tra Governo e Regione ma sarebbe ancor peggio avere interlocutori diversi da quelli istituzionalmente riconosciuti».


Sospetti pesanti, insomma, ovviamente senza possibilità né di verifica né di conferma. Chiunque abbia avuto a che fare con Ricci e abbia conosciuto direttamente i retroscena dei suoi metodi, sa che la ricostruzione della Foschi può avere almeno in linea teorica un suo fondamento. Anzi, potrebbe essere persino una versione edulcorata. Forse c’è però una sopravvalutazione della capacità di Ricci di incidere sulle scelte del governo. Detto più banalmente: che lui ci provi in tutti i modi sì, che ci riesca davvero è tutto da dimostrare.