Bologna, 13 febbraio 2018 - Prima di tutto: non chiamateli acceleratori di startup. Gellify è molte altre cose, chiariscono Fabio Nalucci e Michele Giordani, rispettivamente ad e managing partner della società nata nel 2016 a Casalecchio e che da pochi giorni ha acquisito nel suo team nientemeno che Lucia Chierchia, finora a capo dell’innovazione di Electrolux.

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Nalucci e Giordani, cosa fa Gellify?

«Siamo una piattaforma di innovazione B2B (sta per ‘business to business’, ovvero imprese per le imprese e non per i clienti finali, ndr), che nasce per connettere le aziende tradizionali alle startup innovative. Gellify non incuba le startup, le ‘gellifica’, per intenderci».

Ecco, vediamo di intenderci.

«Vede, di startup in questi anni si è parlato molto, ma soprattutto in questi termini: sono giovanissimo e ho una grande idea, trovo un finanziatore, la sviluppo e parto con un piano di marketing che la faccia conoscere a più utenti possibile. Eppure i primi ad avere bisogno di idee innovative non sono gli utenti, ma le imprese. Da qui la volontà di concentrarci esclusivamente sulle startup B2B. Un mercato che negli Usa è partito da un paio d’anni, e che in Italia ancora non esisteva».

In cosa consiste il vostro lavoro?

«Gellificare una startup vuol dire metterla in connessione con un’impresa in cerca di innovazione, intervenendo principalmente su tre leve: finanze, conoscenza e accesso al mercato».

La ricetta è unica per tutti?

«Di ricette ce ne sono almeno tre. La prima è quella più classica: veniamo a conoscenza di una buona idea innovativa e la sosteniamo finanziariamente per poi portarla al nostro network di imprese. La seconda: prendiamo in carico una startup esistente, la finanziamo, la integriamo (ma fornendo le competenze che mancano e non un’accelerazione generica, come fanno gli incubatori), poi la portiamo in azienda».

E la terza?

«Consiste nel processo inverso: c’è un’azienda del nostro network che ha una necessità di innovazione a cui non trova risposta? In quel caso agiamo da company builder, creando da zero la startup adatta a risolvere quel problema e poi incubandola, sicuri che il rischio d’impresa è in parte già ripagato dalla presenza del primo cliente».

Gellify nasce nel 2016, ma la vostra avventura parte da più lontano: c’eravate voi dietro i4C Analytics, una startup bolognese di software d’analisi, diventata poi big mondiale e infine acquisita dal colosso Accenture.

«Era un’applicazione B2B anche quella, ed è forse il motivo per cui quella storia straordinaria non è oggi così nota al pari di altre. Ma questa è anche la principale differenza tra chi si rivolge al grande pubblico e chi guarda alle imprese. Ed è il principale motivo per cui nel B2B l’età non conta: non occorre essere giovani per rivoluzionare il mondo con una startup. Avere già un’esperienza, anzi, essere già stati in un’impresa, spesso è il requisito più importante. Perché consente di conoscere i problemi delle imprese, e farsi venire una buona idea su come risolverli. A quel punto interveniamo noi».