LA PIANURA a nord di Bologna, si sa, è costellata da una galassia di piccole grandi eccellenze industriali dei più diversi comparti, ma, se la chiamano Packaging Valley, il merito è soprattutto di aziende come Industrialbox. Fra i capannoni che punteggiano le campagne di Argelato, infatti, ha sede un gioiellino di tecnologia e qualità che ha attraversato oltre 70 anni di storia e che, sotto la direzione dell’attuale presidente e amministratore delegato, Carlo Gregori, ha saputo sfidare a testa alta un lungo decennio di crisi ed uscirne, ancora una volta, con le spalle più larghe di prima.

Gregori, oggi lo chiamano ‘packaging’, ma fare scatole è un business che viene da lontano.

«Effettivamente, almeno per quanto riguarda il nostro caso, si parla di un viaggio iniziato nel secondo dopoguerra, quando Industrialbox fu fondata dalla famiglia Fabbri, nel 1947, a Quarto Inferiore, e diventò la prima fabbrica in Italia a produrre confezioni per calzature di cartone rigido in modo totalmente automatico, mettendo da parte colla e pennello».

Poi, l’azienda si è spostata più volte e ha finito, con lei, per allargare i propri orizzonti.

«Nel 1972 le lavorazioni si trasferirono a San Giorgio di Piano, prima che io, nel 1987, rilevassi l’azienda in ragione della sua posizione geografica favorevole, al centro dei distretti calzaturieri veneto, marchigiano e toscano. Da allora, il percorso è proseguito fino al 2000, quando, contestualmente al trasferimento ad Argelato, abbiamo scelto di diversificare le nostre produzioni».

Per approdare, stando al vostro catalogo, al variegato mondo delle confezioni di lusso.

«Sì e in particolare, pur senza abbandonare del tutto il passato, al mondo della moda, seguito dalla cosmetica, dalla profumeria e dall’alimentare, con gli astucci cartotecnici che hanno iniziato ad affiancare la produzione delle vecchie scatole rigide».

Può fare qualche esempio dei marchi con i quali lavorate?

«Sui fronti dell’abbigliamento e dei profumi citerei, su tutti, Ermenegildo Zegna, Salvatore Ferragamo e Gucci, mentre per il food, tra gli altri, Caffarel, Flamigni e Babbi».

Al netto del core business, poi, vi occupate anche di stoccaggio e consegne.

«Una delle nostre grandi forze è il magazzino, nel quale conserviamo i prodotti finiti e favoriamo il loro agevole recupero da parte del cliente, anche grazie a una flotta di mezzi propri. Per il futuro, poi, puntiamo a inscatolare direttamente le merci dei clienti negli involucri che produciamo e a questo servirà l’ampliamento degli spazi che sarà completo entro il 2020».

Oltre alle certificazioni di qualità, avete ricevuto anche numerosi riconoscimenti.

«Il nostro orgoglio, in particolare, è legato al Premio Fedrigoni del 2008 e all’Oscar della Stampa dello scorso anno, ottenuti significativamente all’inizio e alla fine della dura recessione».

È il segno che le vacche magre non vi hanno scalfito.

«È il risultato del nostro lavoro, fatto di innalzamento costante del livello di investimenti e di attenzione alla qualità e capace di reggersi da solo anche nei tempi meno facili».

Nemmeno il rapporto con i dipendenti, quindi, si è incrinato.

«Per nulla e, se trovare un addetto tecnico competente è piuttosto difficile, noi non abbiamo mai rinunciato a scovarli e a formarli a nostre spese».