QUANDO produzione, commercializzazione e gestione delle risorse umane si integrano come si deve, i risultati non si fanno attendere. È il caso della Frig Air, un’azienda ferrarese nata agli inizi degli anni ’90 e sviluppatasi in maniera costante non solo in Italia ma in tutto il mondo con l’apertura di importanti filiali in Francia, Spagna e Germania. Il suo core business è la gestione di una rete di vendita, specializzata, di ricambi di raffreddamento e di climatizzazione per auto, camion, veicoli industriali e agricoli. Tratta migliaia di pezzi e le richieste provengono letteralmente da tutto il mondo, Nuova Zelanda compresa. Il conducente di questa impresa che ha la capacità – fondamentale – di sapersi sempre rinnovare è Dino Zappaterra, ferrarese purosangue, in azienda praticamente dalla fondazione, assunto come responsabile commerciale ma ben presto promosso dalla proprietà (due soci americani) ad Amministratore unico.

Zappaterra, vediamo subito i numeri. Qual è il fatturato dell’azienda?

«A fine 2018 eravamo prossimi ai 20 milioni di euro ma se aggreghiamo i dati delle tre controllate estere (Spagna, Francia e Germania ndr) siamo saliti a 35 con un forte aumento: + 20% sull’anno precedente. Siamo in crescita anche quest’anno».

Avete puntato molto sugli investimenti…

«E’ la verità. Sono finalizzati a creare nuova efficienza operativa e servizi migliori per i clienti. La rapidità nella consegna dei pezzi di ricambio è infatti fondamentale».

Vendita sì, ma non solo quella tradizionale…

«Abbiamo fortemente sviluppato l’e-commerce e così riusciamo ad evadere gli ordini addirittura in poche ore servendo ogni parte del mondo».

Siete anche molto tecnologici.

«Esatto. Gli ordini che arrivano per mail giungono immediatamente a magazzino. E poi, recentissimo, è arrivato il palettizzatore. Riceviamo almeno 50 container l’anno e per scaricarli impieghiamo per molte ore tre operatori che potrebbero essere utilizzati in altro modo. Insomma pensavo fosse opportuno accelerare l’attività anche di questo settore produttivo. Di qui la decisione di investire acquistando nastri trasportatori e robot che oggi interagiscono riempendo - loro – i pallet».

Ma c’è di più, in tema di investimenti.

«Immagino si riferisca all’acquisto del capannone, avvenuto l’anno scorso, che abbiamo adibito a ricevimento merci. Oggi lo stabilimento si sviluppa su un ettaro coperto di cui l’80% riservato a stoccaggio».

Non sono molte le aziende produttrici da cui vi servite.

«Sono principalmente due, entrambe di proprietà del nostro gruppo. Una ha sede in Venezuela e l’altra in Cina. Quest’ultima è nata nel 2006 dopo un lungo studio. E’ efficiente, risponde ai requisiti qualitativi che vogliamo a livello europeo. Ha seguito in modo rigido le nostre indicazioni per mantenere la stabilità della qualità nel tempo».

La sua è un’azienda di successo, qual è il segreto?

«Il team, la passione che anima chi lavora. I prodotti che ci vengono dati sono di qualità ma, in più, chi opera in azienda sa renderli migliori. Per quanto mi riguarda, fin dall’inizio ci ho messo tutto l’impegno e la passione e, appunto, con il team abbiamo raggiunto traguardi importanti e molto positivi che la proprietà evidentemente ha accolto con soddisfazione condividendone il cammino».