Pantaleo Ingrosso con i figli Federico e Michelangelo, che affiancano da tempo il padre nell’azienda
Pantaleo Ingrosso con i figli Federico e Michelangelo, che affiancano da tempo il padre nell’azienda

Non c’è casa italiana che non ne abbia una. E’ un indovinello? No, una semplice constatazione: tutti quanti entriamo quasi quotidianamente in contatto con un’etichetta della società Imprima, applicata su un prodotto alimentare o biomedicale, meccanico o informatico. Ecco due esempi di marchi, ma la lista sarebbe lunghissima: Ferrero Rochet e Lavazza.

La Imprima è un’azienda con sede a Vigarano Mainarda, a pochi chilometri da Ferrara in direzione Modena, con uno stabilimento di 6mila metri quadrati. Può vantare una splendida storia di creatività, impegno, sacrificio e tanta passione, originata dal fondatore, Pantaleo Ingrosso, un imprenditore salentino che sposò una signora ferrarese e dette vita a quella che era una microazienda. Da qualche tempo è affiancato dai figli Federico e Michelangelo.

Quando tutto iniziò, signor Ingrosso?

"Nell’ormai lontano 1979. Prima avevo maturato due importanti esperienze a Roma e Milano, anche con le Edizioni Paoline. Poi, appunto nel 1979, nell’abitazione dei miei suoceri a Porporana, nelle campagne ferraresi, iniziai l’attività, ma poco dopo ero già qui a Vigarano Mainarda".

Ci parli del prodotto che realizzate.

"La nostra azienda è specializzata in etichette durevoli. Posso aggiungere che non abbiamo prodotti standardizzati, cioè tutto è personalizzato. E’ quindi evidente che il cliente debba essere costantemente, e giustamente, seguito".

La sua è una realtà consolidata…

"Quarantaquattro dipendenti, oltre otto milioni di fatturato, un importante portafoglio clienti".

In questi casi si è sempre alla ricerca del perché del successo.

"Credo sia dovuto a due importanti fattori: cercare di anticipare le richieste della clientela più esigente, investendo con coraggio e lungimiranza in nuovi progetti; e proporsi - già lo accennavo - come un partner che lavora in costante sinergia con i propri clienti, al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati".

Come avete "tradotto" il valore "innovazione" nella concretezza aziendale?

"L’azienda vanta una vasta area produttiva e un assortimento di macchine in grado di garantire un ampio ventaglio di possibilità di stampa, taglio e confezione: rotative tipografiche e flexografiche; semi-rotative offset e tipografiche; macchinari per la stampa a caldo, per la stampa combinata serigrafica-tipografica e digitale; dispositivi per l’applicazione di ologrammi e per la realizzazione di etichette e di cartellini anticontraffazione".

Da cosa deriva, o da cosa è stimolata, la soddisfazione che palesemente prova per il suo lavoro?

"La mia non è una soddisfazione venale. Nasce dalla capacità che abbiamo di migliorare sempre, frutto della volontà di mettere in campo tutti noi stessi per cercare di essere i migliori".

Poi è arrivato il Coronavirus, in che modo ne avete risentito?

"La nostra azienda è rimasta aperta durante il periodo di confinamento, in quanto legata alle filiere autorizzate. Sono aumentati i turni del personale, per far calare il numero di dipendenti presenti in uno stesso momento. Sono state applicate tutte le disposizioni: distanziamento, utilizzo di visiere, mascherine, guanti, gel igienizzanti. Però la crescita del fatturato collegato all’alimentare non ha compensato il calo di ordinativi da altri settori. Il fatturato, quindi, ha subìto una contrazione".

So che ha un importante rapporto col territorio.

"E’ vero. Di questa zona sono quasi tutti i dipendenti. E poi, sono felice di poter fare quel che posso per la comunità".