CINQUE generazioni. Dunque decenni a fare lo stesso lavoro, che lo stesso lavoro, in realtà, non è più, da tempo. Molini Pivetti è una realtà consolidata, a cavallo fra tradizione e futuro, con le radici ben piantate nella quotidianità. Alberto Pivetti e i tre figli Gianluca, Silvia e Paola ne hanno… macinata tanta di strada in questi anni e ora guardano avanti con grande fiducia, forti dei numeri di un’azienda storicamente sana, capace di adeguarsi alla realtà di un mercato che sta fortemente evolvendo ma anche alle tecnologie che nel frattempo sono pronte a stravolgere gli scenari. La famiglia è sempre stata concentrata sul lavoro senza tralasciare impegni in ambito sociale a favore del territorio o associativo (Alberto è stato dirigente di Confindustria oltre che, a lungo, presidente della CariCento). Da pochi mesi alla guida tecnica dell’azienda si è insediato Claudio Leandri. Laurea in Scienze politiche con indirizzo amministrativo, il nuovo direttore generale ha operato, fra l’altro, come capo delle risorse umane di Granarolo e Meta, oltre che come amministratore delegato e dg di Zero Quattro.

Leandri, il settore farinacei, delle commodities, può sembrare molto tradizionale ma in realtà non lo è.

«E’ vero. I prodotti che derivano dalla farina si stanno moltiplicando con il continuo cambiamento dei gusti e dunque della richiesta da parte del consumatore».

E Pivetti…si adegua.

« Certamente. Una fetta notevole delle farine che maciniamo proviene dal grano tenero, un’autentica specialità della provincia di Ferrara. Con una caratteristica di base: maciniamo solo grano sicuro. A monte, voglio sottolinearlo, c’è il lavoro prezioso del nostro laboratorio specializzato e computerizzato».

Non tutta la farina è uguale.

«Infatti c’è farina e farina, nel senso che vengono create miscele secondo le indicazioni del cliente. Cresce la richiesta di farine integrali, anche in questo caso a seguito di una nuova e precisa propensione da parte del consumatore che ama sempre meno le farine troppo raffinate. Si va verso un’alimentazione salutistica».

A proposito di miscele personalizzate: le fornite a marchi di assoluto valore come...

«Come Barilla o Bauli, ItalPizza o Deco, fra i tanti. (il panettone Giorgione della Deco è fatto secondo la filiera ferrarese ndr)».

Quanto è importante la filiera?

«E’ fondamentale. Oltre il 40% delle farine che maciniamo provengono da terreni del triangolo Ferrara-Bologna-Modena. Con un numero rilevante di agricoltori abbiamo firmato un disciplinare (Campi protetti Pivetti) che riguarda tutti gli aspetti, dalla semina alla raccolta e che prevede, fra l’altro, la lontananza delle coltivazioni dalle grandi arterie, l’uso vincolato di prodotti chimici, l’adesione a precisi criteri di responsabilità sociale. Chi si adegua viene premiato».

Il contatto, la collaborazione con il territorio non finiscono qui…

«E’ così. I siti produttivi, intanto, sono due: a San Giovanni in Persiceto oltre che a Renazzo. Poi sono attivi tre grandi impianti di stoccaggio a Renazzo, Ostellato e S. Pietro nel Bolognese. Facciamo leva anche su una società di logistica e trasporti, la GPS Srl. I nostri marchi sono quattro: Molini Pivetti, Molino di San Giovanni, Mulini di Romagna, Corticella».

La gestione è fondamentale ma si deve anche investire...

«Stiamo realizzando un grande magazzino automatizzato di oltre 2000 metri quadrati a fianco della storica sede di Renazzo (12.000 metri quadrati)».