Il professor Giuliano Bedogni
Il professor Giuliano Bedogni
Reggio Emilia, 3 luglio 2019 - Si sente spesso parlare di reflusso gastroesofageo, di ernia iatale da scivolamento e di disturbi legati ad una cattiva digestione. Ne parliamo col professor Giuliano Bedogni, responsabile del servizio di endoscopia di Villa Verde.
Dottor Bedogni, come possiamo definire questa malattia legata al reflusso gastroesofageo? In particolare, quale sono i suoi sintomi?

“Si tratta di un problema infiammatorio che interessa l'esofago, dovuto alla risalita del contenuto dello stomaco in esofago. Si manifesta con dolore, fastidio o bruciore nella parte alta dell'addome.
Esistono sia sintomi tipici che atipici”.
Quali sono?
“I sintomi tipici sono la pirosi (bruciore) retrosternale e il rigurgito, cioè la risalita verso l'esofago di parte del succo gastrico e di alimenti parzialmente digeriti. I sintomi atipici, che possono verificarsi più o meno frequentemente, sono il dolore alla deglutizione, i sintomi respiratori e otorino-laringoiatrici quali tosse secca e laringite, fino a sintomi cardiologici come i dolori toracici precordiali che possono a volte mimare i dolori tipici dell'angina o dell'infarto miocardico”.
Come si effettua la diagnosi?
“Oltre ai sintomi clinici, esiste una diagnosi strumentale. Possiamo avvalerci della radiologia, della laringoscopia, dell'endoscopia, della PH-impedenzometria e della manometria. L'esame principale ed imprescindibile, soprattutto sopra i 45 anni, resta tuttavia la gastroscopia”.
In caso di reflusso, è sempre necessario ricorrere alla gastroscopia?
“No, non sempre. Oggi si parla anche di appropriatezza dell'utilizzo delle risorse sanitarie per evitare sprechi ed esami inutili. Nei casi meno gravi, prima di eseguire l'endoscopia, si ricorre ai farmaci detti PPI (inibitori di pompa protonica) come l'omeprazolo o altri derivati e la terapia standard dura 2/4 settimane. Se i sintomi scompaiono la terapia andrà ripetuta al bisogno, ovvero in presenza nuovamente di sintomi da reflusso. Di fronte all'insuccesso dei farmaci si ricorre alla endoscopia”
Quanto incide lo stile di vita?
“La stragrande maggioranza dei pazienti che soffrono di questo disturbo trovano una efficace soluzione nelle terapie farmacologiche e nella correzione dello stile di vita. La terapia si basa su inibitori di pompa protonica, anti acidi e procinetici (farmaci che favoriscono lo svuotamento gastrico) e regolatori del PH gastrico. Per quanto riguarda gli stili di vita sicuramente una corretta alimentazione, un appropriato modo di alimentarsi e l'attività fisica sono fondamentali”.
Quali consigli potrebbe darci per una dieta corretta?
“Occorre evitare alcuni alimenti che possono aggravare i sintomi quali ad esempio aglio e cipolla, bevande gassate e alcoliche, caffè, cibi fritti o molto grassi, cibi molto speziati, il cioccolato, la menta, i cibi acidi (succo di limone, aceto, sughi e salse a base di pomodoro..). È invece consigliato bere acqua naturale e consumare cereali integrali, frutta e verdura, legumi e olio di oliva. Modificare alcune abitudini può inoltre aiutare a prevenire ed alleviare i sintomi. Tra queste sicuramente mantenere una posizione corretta durante e dopo i pasti (non coricarsi immediatamente dopo aver mangiato!) ed evitare di indossare abiti troppo stretti sull'addome. Fare esercizio fisico per almeno trenta minuti al giorno in base alle proprie capacità di movimento (è sufficiente una camminata). Ridurre le sigarette fino a smettere di fumare: il fumo può contribuire alla comparsa del reflusso. Occorre poi evitare di consumare pasti troppo abbondanti, ridurre i grassi e diminuire l'apporto calorico totale, in caso di sovrappeso e obesità”