Foto d'archivio
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Rimini, 24 febbraio 2020 - Tre denunce di altrettante commesse di un negozio delle Befane, nei confronti del loro superiore per molestie sessuali. Una di loro è stata costretta a licenziarsi, mentre le altre due si sono messe in malattia per sfuggire alle sue pesantissime avances. Delle indagini si stanno occupando gli investigatori della questura, e l’uomo, 52 anni, è già indagato per violenza sessuale. Il ricatto che metteva in campo era sempre lo stesso: "Ti faccio perdere il lavoro".

Nessuna delle ragazze, tutte ventenni, ha mai ceduto nemmeno per un momento, ma dai racconti fatti agli inquirenti hanno passato dei mesi infernali. Non solo umiliate, ma anche spaventate a terrorizzate che potesse succedere il peggio da un momento all’altro.

Come da copione, era grazie al suo ruolo di ‘capo’ che costringeva le giovani commesse a sopportare le sue aggressioni. La sua tattica, hanno raccontato le presunte vittime, era sempre la stessa. All’inizio si mostrava gentile, ma di lì a poco cominciava prima con gli apprezzamenti, poi con allusioni sessuali nemmeno tanto velate. Il passo successivo era quello di richiedere esplicitamente prestazioni sessuali. Le ragazze rispondevano a tono, respingendo puntualmente quelle proposte disgustose.

Ma la cosa peggiore, hanno detto, erano i continui agguati che faceva quando rimaneva solo con una di loro. Mani addosso e dovunque, incantonamenti nel bagno, al punto che in un’occasione una delle commesse è stata costretta a spingere la porta con la forza per impedire che entrasse. Erano costrette a guardarsi continuamente le spalle, e restare con lui al momento della chiusura era diventato l’incubo di tutte. In un’occasione ha chiuso la porta, impedendo alla giovane di uscire e l’ha incantonata contro il muro. Lei l’ha respinto con violenza, riuscendo a scappare.
 

Una delle tre sembra sia andato addirittura a cercarla. Lei lavorava in un altro negozio del centro commerciale, e lui le ha fatto una proprosta più vantaggiosa, convincendola a passare da loro. Cosa che lei ha fatto, per poi pentirsene amaramente, perchè ha fatto la fine delle altre due. Le richieste sessuali, le aggressioni, i palpeggiamenti, si facevano sempre più frequenti e pesanti. Ogni volta che si azzardavano a protestare, la risposta era sempre la stessa: "Se vuoi che ti rinnovi il contratto in prossima scadenza vieni in bagno con me, io faccio un favore a te e tu ne fai uno a me". Il bisogno di lavorare le ha fatte resistere, hanno raccontato, fino a quando la paura di non riuscire più a difendersi e lo sconforto sono diventati più forti anche della necessità di pagare l’affitto. La prima ha deciso di licenziarsi, poi via anche le altre due hanno preferito andare in malattia. Una di loro ha raccontato di aver provato anche a rivolgersi a un altro superiore, ma senza ottenere alcuna soddisfazione, dal momento che l’altro aveva negato a oltranza.

Insieme hanno deciso però che qualcuno doveva difenderle, e soprattutto che un uomo così non poteva continuare a imperversare. E hanno deciso di andare in questura e presentare una denuncia, iIn cui hanno raccontato l’incubo in cui tre ventenni sono state costrette a vivere per poter lavorare.