Il giovane era stato pestato dall’amante e per giustificare i lividi con la fidanzata si è investato la rapina e il sequestro di persona

Rimini, 11 giugno 2018 - Si inventa una rapina con tanto di sequestro di persona, per giustificare con la compagna i lividi che gli ha procurato l’amante. Più unica che rara, la fantasia di un riminese, di 31 anni, finito nei guai fino al collo. Oltre che con i carabinieri di Riccione, che l’hanno denunciato per simulazione di reato, dovrà vedersela adesso anche con la sua ragazza. Rischiando di prenderne ancora.

I fatti risalgono a qualche giorno fa, quando il giovane si presenta dai militari per raccontare una storia che ha dell’incredibile. La sua compagna è ricoverata in ospedale, dice, e lui era andato a casa della fidanzata per dar da mangiare al cane. Appena entrato nell’appartamento però si era trovato circondato da tre malviventi, tre ladri che erano passati dalla finestra della camera da letto e stavano svaligiando la casa. C’era stata una violenta colluttazione, poi uno aveva tirato fuori il coltello e l’aveva costretto a consegnare il portafoglio. Quindi l’avevano trascinato fuori e costretto a salire sulla sua auto. L’avevano portato fino in via Flaminia, dove avevano lasciato la macchina ed erano saliti tutti su una Kia. Si erano diretti in campagna, nella zona dei Padulli, dove due della banda se n’erano andati, mentre il terzo l’aveva tenuto sequestrato tutta la notte. L’aveva lasciato andare solo alle nove del mattino. L’unica cosa che gli era venuto in mente di fare una volta libero, era stata quella di andare a cercare la sua macchina che aveva trovato chiusa a chiave sulla Consolare per San Marino. Non avendo le chiavi, era tornato a casa per prendere quelle di riserva, ma nel frattempo una straniera si era presentata lì e aveva consegnato le chiavi e il portafoglio a un suo familiare, come se le avesse trovate per strada.

I carabinieri non ci credono nemmeno un po’. Quella versione è surreale e fa acqua da tutte le parti. In più a casa della fidanzata non ci sono segni di effrazione. I militari lo mettono alle strette, e lui crolla disperato. Si è inventato tutto, confessa, per giustificare con la ragazza i segni di percosse che aveva addosso. In realtà a picchiarlo è stata l’amante, una donna con cui ha una relazione da un po’ e che pretendeva che lasciasse la fidanzata per lei. Quando lui le aveva risposto picche, quella era diventata una furia e l’aveva pestato ben bene. Non sapeva cosa raccontare, e una feroce rapina gli sembrava una buona storia da rifilare alla fidanzata, la quale però l’aveva costretto a fare la denuncia. Passare dalla a padella alla brace è stato un attimo.

al.na