Riccione (Rimini), 7 settembre 2018 - Alle donne del Pd di Riccione non parlate di matrimonio nella villa in cui visse Benito Mussolini. Non è un luogo appropriato, dicono. «Lì è vissuta una famiglia che ha conosciuto l’infelicità, in cui il capo famiglia non ha rispettato la civiltà delle regole del matrimonio, la dignità della sua sposa nella fedeltà coniugale». Questa volta a essere preso di mira non è solo un ingombrante passato per alcuni sostenitori della sinistra riccionese. Il nome di Benito, peggio se si pronuncia quello del Duce, crea ancora mal di pancia. Ma prima d’ora la critica non si era spinta al comportamento di Mussolini tra le mura domestiche. Tutto è cambiato quando Villa Mussolini è diventata una delle mete preferite dalle coppie per pronunciare il fatidico sì. E il Comune, guidato dal sindaco Renata Tosi, apprezza. Tanto da collaborare con gli stessi albergatori per lanciare anche oltre confine il marchio ‘Riccione wedding’ per alcuni luoghi rappresentativi della città dove potersi sposare.

Quest’anno già dodici coppie hanno scelto di sposarsi con rito civile a Villa Mussolini, con un sensibile aumento rispetto all’anno precedente. E diverse arrivano da lontano, soprattutto Lombardia, e dall’Emilia, in cerca di un luogo significativo e attraente, a due passi dal mare e dal cuore di Riccione.

Ma per le donne del Pd questo è troppo, perché per loro amore e Mussolini sono termini antitetici. Se il Duce non era fedele, si chiede la parte rosa del partito, come si può elevare la villa che ancora ne porta il cognome a simbolo dell’amore e del rispetto reciproco? Il desiderio delle donne democratiche è quello di cambiare nome alla villa tornando al passato precedente l’arrivo dei Mussolini. «Quando la comprò Rachele Mussolini si chiamava Villa Margherita, ma poi si trasformò in Villa Mussolini per l’ingombrante presenza di un personaggio che ha dominato per tanto tempo la storia italiana. Ma la stessa storia che l’ha esaltato l’ha poi eliminato. Ne è rimasto un ricordo quasi indelebile per molti. Abbiniamo al suo nome tanti lutti e tanti dolori individuali, anche come collettività. Preferiamo dimenticare. In Germania, dove il nazismo ha inciso profondamente la vita dei suoi cittadini, hanno scelto di cancellare o distruggere ogni possibile riferimento». Al contrario, a Riccione questo non è accaduto e, ironia della sorte, è stata proprio una giunta di centrosinistra del passato a voler recuperare Villa Mussolini, sottraendola al desiderio di demolizione della stessa sinistra.

«Noi continuiamo a tener vivo attraverso luoghi e nomi una memoria che fa male a molti e che toglie onorabilità a chi la conserva» ribattono le donne dem. «Leggere ‘la villa del Duce’ è ignorare la storia, le origini e le fondamenta della nostra Costituzione repubblicana. È una casa, una bella casa, ci siamo affezionati come a tante altre della nostra Riccione. Tutto qui». Le donne democratiche hanno la ricetta per fare tabula rasa del passato e poter celebrare le nozze in un luogo appropriato: «Villa Margherita è il suo nome. Che questo diventi un luogo di unione, un fiore di amicizia e di solidarietà».