Biancorossi tra ambizione e prudenza

Dopo un’annata da incubo, il club è pronto a rilanciarsi con una squadra e uno staff rivoluzionati

Biancorossi tra ambizione e prudenza

Biancorossi tra ambizione e prudenza

Sospesi a metà. Tra ambizione e prudenza. Tra il desiderio di concedersi qualche sogno dopo un’annata da incubo e la paura di essere delusi un’altra volta. Per aiutarci facciamo così: torniamo alle 21 del 5 marzo, in autostrada dopo la sconfitta con Verona, quando la salvezza sembrava una chimera e coach Sakota un condottiero smarrito. Nessuno avrebbe pensato che adesso, a quasi sette mesi di distanza, la Pallacanestro Reggiana avrebbe potuto contare su professionisti del calibro di Coldebella, Priftis, Jamar Smith (sì, quel Jamar Smith…) e su un signore da oltre 450 partite Nba come Galloway.

Con questa premessa forse saremo tutti più sereni nell’iniziare questo percorso completamente nuovo e anche per questo affascinante. Il tempo viaggia veloce nelle realtà sportive ed è assolutamente imprevedibile anticiparne gli sviluppi in modo preciso.

Reggio però ha una certezza che vale più di qualsiasi altra: la proprietà. Formata dalla presidente Veronica Bartoli e dai soci Enrico San Pietro e Graziano Sassi. Sono loro che – dopo aver dato tutto per preservare la categoria - stanno offrendo un rilancio in grande stile. È merito loro se il basket della nostra città sarà per la dodicesima stagione consecutiva nella massima serie: un privilegio che prima Landi e poi questo ‘trio’ sta concedendo alla città. Prima di parlare di aspettative, è giusto (ri)partire da qui. Dalla consapevolezza che niente vada dato per scontato, perché è solo così - tenendo ben salde le radici - che si potranno avere ali per volare. Come in ogni nuovo cammino ci saranno panorami mozzafiato, ma anche curve inaspettate. Un processo inevitabile e mai indolore. Il biglietto da visita di Coldebella ci dice che grazie a lui e la Unahotels ha ritrovato quell’appeal ‘esterno’ che aveva smarrito da diversi anni. Ve la ricordate la storiella degli americani (forti) che non sarebbero arrivati senza le coppe europee? Ecco, grazie ai buoni offici dell’ex play della Virtus da alcuni mesi ‘sono solo canzonette’ per dirla alla Bennato. Questo sembra il miglioramento più evidente: aver ridato credibilità ‘internazionale’ a tutta l’organizzazione. Il lavoro da fare ovviamente non manca. La scelta di troncare in maniera netta e improvvisa il cordone ombelicale con Castelnovo Monti, storica sede del ritiro, è stata infelice. Così come gli allenamenti a porte chiuse, nella calura estiva del PalaBigi. In un precampionato di luci e ombre, la vicinanza tra la squadra e l’entusiasmo dei tifosi avrebbe sicuramente aiutato anche la campagna abbonamenti che non è decollata come si sperava. Pazienza, ci sarà tempo per amalgamare al meglio le nuove anime e imprimerle quel pizzico di reggianità che siamo convinti faccia bene ai nuovi protagonisti. Parola chiave per il successo? Umiltà. Quella che tutti vorranno vedere in un equipaggio dal potenziale offensivo clamoroso (soprattutto sul perimetro), ma che dovrà imparare a sbucciarsi le ginocchia. Cercando un effetto speciale in meno con Weber e una palla recuperata in più di Uglietti: giusto per fotografare le due estremità di un roster che deve puntare a conquistare i playoff. Magari con la ciliegina sulla torta di un Momo Faye, gioiello del vivaio, a chiudere i ‘buchi’ di un settore – quello dei lunghi – forse un po’ corto. Vedremo quel che accadrà, il privilegio - in ogni caso - si chiama Serie A.