Buscaglia alza il volume: "La mia Vuelle sarà rock per conquistare i tifosi"

Fuori dal parquet il coach ama ascoltare buona musica e suonare la chitarra "L’atmosfera positiva attorno bisogna guadagnarsela, ma ho un bel gruppo".

Buscaglia alza il volume: "La mia Vuelle sarà rock per conquistare i tifosi"
Buscaglia alza il volume: "La mia Vuelle sarà rock per conquistare i tifosi"

Essere il coach della Vuelle in una città come Pesaro equivale a stare sempre sotto i riflettori. Scopriamo il personaggio Maurizio Buscaglia: chi è l’uomo che ha preso i comandi della più amata dai pesaresi.

Buscaglia, quando non allena che fa?

"Pesaro è una città bella da vivere: nelle passeggiate, nel mangiare fuori, nel frequentare persone, anche per staccare la mente. E mi piacerebbe conoscere un po’ di più le Marche. Poi sono un grande appassionato di musica, ne ascolto tanta, leggo libri e riviste a tema che raccontano i personaggi. Come tutti quelli della mia generazione sono un po’ più rockettaro e suono la chitarra".

La sua famiglia la segue?

"Mia moglie e mia figlia, che oggi ha vent’anni, cercano di condividere le mie esperienze nelle varie città. Per fortuna sono molto appassionate di basket e questo ci ha aiutato a passare più tempo insieme".

Se non avesse fatto il coach?

"Ho cominciato coi ragazzi e non ho fatto troppi pensieri diversi da questo. Mi sono indirizzato presto verso quest’idea, senza troppe vie privilegiate, partendo dal basso e questo mi ha temprato nel superare le difficoltà. Quando allenavo nelle minors arrivare in serie A era il mio sogno, una conquista da inseguire. Mi ha sempre spinto la passione, a volte anche l’incoscienza di accettare situazioni con le precarietà che appartengono al mio mestiere. La prima volta che mi hanno fatto un accordo pluriennale a Padova ho capito che potevo farcela".

A Trento la consacrazione: qual è stato il segreto di quella favolosa scalata?

"Unione d’intenti, tensione a migliorare, anticipazione dei tempi. Ero in un club con persone che guardavano avanti per essere sempre pronti. Avevamo i piedi per terra ma con ambizione e ci siamo aiutati nella crescita reciproca: piccoli segreti quotidiani, insomma. Sono ancora fiero di aver fatto esplodere il basket ad alto livello in una città dove non c’era e contento che la storia cestistica dell’Aquila sia continuata con successo anche dopo che me sono andato via".

Era opinione comune che Trento costringesse a giocare male l’avversario: era davvero così?

"Ammetto che all’inizio era così. Quella Trento era una squadra che cercava di condizionare gli altri per cercare di competere con quelli più bravi, visto che giocavamo anche le coppe. Col passare del tempo il nostro stile è cambiato".

Come ci si sente ad arrivare dopo due mostri sacri come Repesa, che ha avuto una carriera straordinaria, e Banchi che viaggia sulla cresta dell’onda?

"E’ un piacere. Amo le sfide e riconosco la loro bravura, non solo personale, ma anche l’eredità che hanno lasciato a Pesaro: hanno lavorato bene sia dentro che fuori dal campo, dando un sostegno al club che chi arriva dopo ritrova".

La grande passione del pubblico pesarese aiuta o mette pressione?

"Non deve mettere ansia ma responsabilità, è il nostro mestiere. Io credo che sia bellissima l’atmosfera di Pesaro ma va guadagnata: sarebbe fantastico riuscire a lavorare così bene da essere uniti e compatti come ambiente e far dire alla gente ci piaci, voglio venire a sostenerti. Io penso che se la squadra si sbatte avrà questo tipo di risposta".

Quando i giocatori si sono materializzati in Italia erano come li aveva immaginati?

"Sì, abbiamo lavorato in maniera giusta, pragmatica e intelligente per le risorse che sapevamo di avere. Abbiamo coinvolto i giocatori che volevano questo posto, che hanno accettato la sfida di rimettersi in gioco, quindi abbiamo fatto quello che dovevamo e potevamo".

In quest’ottica può spiegarci le ragioni che vi hanno portato alla scelta di Schilling?

"Non è ancora giudicabile perché ha avuto dei problemi fisici. Lo abbiamo preso perché si completa bene sia con Totè che con Mazzola: Gavin ha il dinamismo di cui necessita questa squadra per giocare in maniera leggermente diversa dagli altri che hanno delle strutture di un altro livello. Nel nostro caso, bisogna provare a scovare nell’ombra delle pedine che possono essere utili. Il nostro compito è essere un team, lo aiuteremo a dimostrare le sue qualità che finora non è riuscito ad esprimere, anzi va ringraziato perché ha accettato di scendere in campo quando non era in condizione, stando fuori poteva risparmiarsi delle critiche. Ora serve un po’ di pazienza".

Brescia sarà la prima avversaria: brillante con Tortona, travolta dalla Virtus, come la giudica?

"Fortissima, lunga, profonda e fisica: una squadra da vertice che ha un roster da competizioni europee anche se non le fa".

Elisabetta Ferri