"Cesena, che passione"

Il dirigente: "Attrezzati per vincere, una storia da difendere" .

"Cesena, che passione"
"Cesena, che passione"

di Andrea Baraghini

Un dirigente sportivo che si sente ancora uomo di spogliatoio come quando giocava, in grado di instaurare un ottimo rapporto con i calciatori. Ad Alessandria, dove come direttore sportivo ha vinto il campionato nel 2021 riportando i ’Grigi’ in B dopo oltre quarant’anni, lo descrivono così e lui stesso ammette: "Lo spogliatoio è proprio l’unica cosa che mi manca da quando ho smesso di giocare". Fabio Artico, 50 anni a dicembre, con un passato da bomber da oltre 500 presenze e 150 gol tra i professionisti, è l’uomo a cui è stato affidato il compito di costruire un Cavalluccio vincente per tornare in cadetteria dopo sei anni di assenza e un fallimento societario.

Com’è avvenuto l’incontro con il Cesena?

"Casualmente. Circa due anni fa conobbi Robert Lewis e qualche mese dopo anche la famiglia Aiello. E’ nato un rapporto che si è consolidato. C’erano già stati dei mezzi discorsi per la passata stagione, poi non se ne fece nulla".

La piazza però la conosceva già.

"Ho affrontato il Cesena da avversario con le maglie della Spal e della Reggina e devo essere sincero, tutte le volte che giocavo al Manuzzi rimanevo stupito dallo stadio pieno e dal calore dei tifosi, Sono scenari che di soliti trovi al sud e mi domandavo cos’è che legasse così tanto la gente a questi colori".

Ora l’ha capito?

"Ho capito che il Cesena rappresenta la Romagna e la sua gente. E’ un po’ difficile da spiegare, ma è una cosa che avverti ogni giorno anche quando giri per strada. C’è davvero una forte identificazione con la squadra che si tramanda di generazione in generazione, con i padri che portano allo stadio i bambini per trasmettere loro quella stessa passione e quello stesso attaccamento".

Non teme la pressione di una piazza che vuole vincere?

"Non sarei qui se non fosse così. Anche da giocatore mi piacevano i contesti appassionati, il clima caldo e lavorare per obiettivi importanti. A Cesena c’è tutto questo ed è quello che fa per me".

Com’è il suo rapporto con Toscano?

"Ci conoscevamo come avversari in campo. Tutti e due siamo stati, in tempi diversi, a Reggio Calabria e quando passi per la stessa società ti rimane una sorta di marchio addosso. Lui è un gran lavoratore, oltre ad essere molto competente. Condividiamo gli stessi valori fatti di sincerità, schiettezza e trasparenza, quindi direi che ci troviamo bene".

E come vanno le cose con la società?

"Non ho mai avuto interferenze sulle mie scelte. So che è un momento particolare in cui ci sono diversi cambiamenti, ma questo non ha influito mai sul mio operato. Ci sono linee direttive che vanno rispettate, quello che non deve mancare è l’essere snelli nelle gerarchie e nella capacità di prendere decisioni rapide".

Che considerazione può fare sul mercato appena chiuso?

"Complicato, ma più per fattori esterni che interni. Fortunatamente non era necessario fare rivoluzioni, ma solo apportare ritocchi ad un rosa già formata che lo scorso ha fatto molto bene. Io ho cercato di mettere a posto quelle due o tre cose a mio avviso necessarie per renderla ancora più competitiva".

Che campionato prevede possa essere?

"Molto difficile, ma questo lo si dice sempre ogni anno prima della partenza. Rispetto allo scorso anno c’è qualche squadra in più che può lottare per il primo posto: Pescara, Spal Entella sono le prime che mi vengono in mente. Sono anche piazze importanti, ma gli esempi di Feralpisalò e Lecco insegnano che i campionati non si vincono con i nomi o il blasone".

E il Cesena dove può arrivare?

"Siamo tra quelle che puntano a vincere. Ma quello che ho detto sin da subito ai giocatori è che abbiamo una grande responsabilità perché questa maglia rappresenta una tradizione di lotta e di sudore. Si possono anche perdere delle partite, ma questo non deve mai mancare. Lo dobbiamo alla piazza e a tutti quelli che ci seguono ogni giorno con tanta passione".