Cesena, il dodicesimo uomo non delude mai Viaggio nella galassia del tifo bianconero

La passione resta una costante, a prescindere dalle categorie, spesso tramandandosi tra generazioni. Ma ora serve una promozione

Cesena, il dodicesimo uomo non delude mai  Viaggio nella galassia del tifo bianconero
Cesena, il dodicesimo uomo non delude mai Viaggio nella galassia del tifo bianconero

di Luca Ravaglia

Il dodicesimo uomo in campo è fondamentale. Soprattutto quando gli altri undici fanno pienamente il loro dovere.

Nel corso di decenni di storia bianconera, il Cavalluccio sul suo pubblico ha sempre potuto contare, senza se e senza ma, compresi i tempi durissimi della serie D e quelli frustranti dei sogni di gloria dissolti al rush finale.

Sarà così anche quest’anno, lo certificano i numeri importanti registrati fin qui dalla campagna abbonamenti che già nella sua prima fase dedicata alla prelazione hanno superato di un migliaio (valicando il tetto delle tremila tessere) quelli dello scorso anno che in ogni caso al termine della campagna garantirono un record di categoria.

Ma soprattutto lo dimostra l’entusiasmo col quale il popolo del Cesena si avvicina al nuovo calcio di inizio del torneo.

"Da queste parti funziona così - commentano col sorriso i tifosi, tutti i tifosi, ogni volta che vengono interpellati sull’argomento - la squadra fa parte dell’anima della città e della sua gente. La passione non verrà mai a mancare".

Lo si misura con mano anche nelle sedi che sono il cuore pulsante del mondo bianconero, come quella del Coordinamento, dove si accavallano telefonate, visite di persona, acquisti di tagliandi o dell’ultimo modello delle maglie.

In mezzo ci sono le passioni che accompagnano vite intere, magari tramandandosi di generazione in generazione. Ne abbiamo raccontate tante in queste pagine, come quella di marito e moglie di Alfonsine che da mezzo secolo sono sempre in prima linea, ora accompagnati pure dal nipote, o come i veterani più nostrani, cresciuti a pane e curva coi ’tubi Innocenti’.

Passano gli anni, ma loro restano. E non certo per abitudine, o per mancanza di alternative.

Restano perché la domenica pomeriggio (va bene, ai tempi delle dirette tv, sull’ora e sul giorno del calcio d’inizio serve un tocco di flessibilità che in ogni caso non cancella la magia) nessun posto è come lo stadio. Che piova o che ci sia il sole.

A tal proposito c’è però da considerare che non tutti gli stadi sono uguali e nello specifico quelli della serie C hanno urticato abbastanza lo spirito romagnolo. Dunque serve cambiare e serve farlo ora.

Liberarsi della serie C però non è affatto semplice perché, soprattutto quest’anno, ci sarà da vincere un campionato con tante concorrenti agguerrite e nel caso andasse male al primo tentativo, l’alternativa passerebbe da playoff come sempre estremamente competitivi. La scorsa stagione si era arrivati a un passo e a tanti l’amaro in bocca non si è ancora sciolto. Ma quello che è stato, è stato.

Si ripartirà dalla trasferta di Olbia, la domenica sera. Il calendario non aiuta, eppure il popolo bianconero ci sarà e di certo si farà sentire.

Dunque rieccoci alle considerazioni iniziali. Se il dodicesimo uomo è già, ampiamente, da categoria superiore, serve che gli altri undici facciano quello che serve per arrivarci, nella categoria superiore. Per carità, benissimo l’impegno, ma qui, ora serve aggiungere altro. I fatti. I fatti pagano sempre. Perché a fine stagione niente è meglio di una festa, coi giocatori che si buttano tra gli spalti a prendersi gli abbracci della loro gente e con la città che cambia colore.

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