Leadership, personalità e altruismo: Shengelia si è ripreso la V nera

Il lungo georgiano fondamentale nel trionfo bianconero a Brescia

Leadership, personalità e altruismo: Shengelia si è ripreso la V nera
Leadership, personalità e altruismo: Shengelia si è ripreso la V nera

E’ difficile vedere nei 206 centimetri per 106 chili il corpo di un futuro dirigente sportivo. Eppure il lungo georgiano ha passato l’estate tra la partecipazione a un master di sport e business organizzato dalla Nba, e la sua nazionale con cui ha partecipato ai campionati del mondo.

Meno male per la Virtus che, per il momento, ha preferito non appendere le scarpe al chiodo continuando così a vestire la maglia bianconera.

L’addio al basket giocato non è affatto dietro l’angolo, ma il fatto di pensare già al futuro sebbene abbia davanti una lunga carriera dà l’idea di quanto sia avveduto.

Il mix tra questa sagacia e la forza di chi non si dà mai per vinto ha consentito alla Segafredo di trovare un suo nuovo leader.

Probabilmente al gruppo servivano proprio queste due qualità per superare le difficoltà nate dall’esonero lampo di Sergio Scariolo e dall’arrivo altrettanto celere di Luca Banchi. Se Banchi è stato molto onesto nel dichiarare che la vittoria della Supercoppa non era merito suo, dato che con la squadra aveva svolto solo tre allenamenti, Toko è stato altrettanto chiaro nel sostenere come quella di Brescia sia stata una vittoria di tutti e, quindi, anche del nuovo coach.

Parole non di circostanza per chi è stato indicato l’mvp della manifestazione e ha subito tenuto a dire che i riconoscimenti personali non servono, quello che conta è il risultato della squadra, perché è quello che rimane scritto nella storia.

Un bel passaggio dall’io al noi tipico di chi si sente pronto a tenere in tasca le chiavi dello spogliatoio e sa che questa Virtus ha meno talento rispetto a quella degli anni passati, ma ha più fisico e più energia. Due qualità che possono essere decisive se si è convinti dei proprio mezzi e si resta dentro i binari della concentrazione.

Adesso è facile dire che di cose Scariolo ne ha sbagliate parecchie. Di sicuro la sua attitudine a calibrare i minuti di tutti era una cosa che Shengelia digeriva a fatica. Da questo punto di vista il nuovo coach bianconero si è dimostrato meno rigido cercando di cambiare il meno possibile i quintetti che funzionano.

Anche questo aspetto ha contributo a far emergere la leadership del lungo georgiano che ha pure ritrovato una buona precisione nel tiro da tre. Inoltre sta trovando anche uno spazio importante nel cuore del popolo virtussino.

Sempre in estate aveva più volte aveva lanciato messaggi d’amore ai tifosi sottolineando come i supporter i siano i migliori e senza il loro calore la Virtus non avrebbe mai portato Milano a gara-sette. Il rovescio della medaglia è che la squadra non può più concedersi il lusso di sciupare questa risorsa e che se l’anno scorso fosse riuscita a evitare alcuni capitomboli casalinghi allora forse lo scudetto sarebbe tornato sotto le Due Torri.

In ogni caso il monito riguarda anche il futuro, con la Segafredo che quest’anno deve imparare questa lezione e trasformare il campo di gioco in un fortino.

Essendo umano agli occhi dei bolognesi bianconeri anche lui ha un piccolo difetto. Nel calcio tifa il Napoli del suo connazionale Khvicha Kvaratskhelia, tanto che nel maggio scorso nella gara che ha consegnato il titolo tricolore agli azzurri Shenghelia era in mezzo alla curva partenopea e ha ampiamente documentato su Instagram tutta la serata.

Probabilmente i suoi sostenitori vorrebbero vederlo nella curva Andrea Costa, ma a uno che ti fa vincere le partite e che ti ha già fatto vincere l’EuroCup si può perdonare questo e altro.