Macchina da soldi Plusvalenze per 460 milioni

In dieci anni la società è riuscita a valorizzare al massimo i suoi gioielli: Frattesi all’Inter per 33 milioni, a suo tempo ne costò 5

Macchina da soldi Plusvalenze per 460 milioni

Macchina da soldi Plusvalenze per 460 milioni

di Stefano Fogliani

Remunerativa. A volerla sintetizzare dal punto di vista dei numeri, per l’esperienza neroverde nella massima serie non c’è definizione più attinente. C’è anche molto altro, dentro la favola scritta dal decennio del Sassuolo nell’Olimpo del calcio, ma siccome il pallone, ad alto livello, è anche e soprattutto questione di soldi, non si può fare a meno di notare come la dirigenza neroverde, negli anni, abbia costruito un modello che funziona.

Da una parte accomuna i neroverdi alle altre piccole e medie che fanno fortuna con il cosiddetto ‘player trading’, dall’altra li ha portati a far funzionare alle perfezione la dinamica acquistivendite, traendo proprio da lì quelle risorse che ai neroverdi, complici blasone e limitato bacino d’utenza, non arrivano né dai diritti televisivi, dai ricavi da stadio eo da merchandising. I conti li ha fatti Sky, qualche settimana fa, e dicono che in 10 anni il Sassuolo ha incassato più di 450 milioni o, vedete voi, poco meno di 460.

La cessione di Frattesi all’Inter per 33 milioni (ne costò 5) e quella di Rogerio al Wolfsburg per 6 milioni piazzano il saldo delle entrate, infatti, a 458 milioni di euro. Cifra non male, che vale al Sassuolo al sesto posto tra le squadre di serie A che hanno incassato di più.

Meglio hanno fatto solo corazzate che tra valore della rosa, blasone e ‘richiamo’ con il Sassuolo non c’entrano nulla come Juventus, Roma, Fiorentina, Inter e Napoli, a suggerire come la ‘bottega neroverde’ fin qua abbia fatto ampiamente il suo dovere.

Sostenendo il modello senza che i risultati ne risentissero più di tanto: perché il Sassuolo vende ma non svende (la Mapei da’ modo alla dirigenza di programmare senza obblighi troppo stringenti) e quando incassa reinveste su profili che diventano, a tempo debito, cessioni ‘da soldi’. Dietro il ‘moltiplicatore’ neroverde ci sono uno scouting efficace (Scamacca costò 400mila euro, se ne è andato per 40, Politano 3, è ripartito per 20, Sensi 5 ed è stato ceduto al quintuplo) e le capacità negoziali di Giovanni carnevali, autentico ‘mago’ di un mercato dentro il quale il Sassuolo si muove con bella disinvoltura, cedendo solo di fronte ad offerte irrinunciabili come, ad esempio, quella che ha spostato Raspadori al Napoli.

E se la prima cessione ‘importante’ fu quella di Zaza (alla Juve per 18 milioni, il Sassuolo ne aveva acquistato la comproprietà per 2,5 milioni) il resto è venuto da sé, fedele tuttavia ad una dinamica consolidata.

Il già citato Politano, come del resto Sensi, arrivarono a Sassuolo senza avere mai giocato in A, Frattesi anche mentre chi in A aveva già giocato (Sansone e Vrsaljko, Locatelli) è stato ampiamente monetizzato, se è vero che la cessione dei primi due in Liga ha fruttato 33 milioni (ne costarono, malcontati, una decina) e Locatelli, arrivato dal Milan per 12 milioni, è ripartito per il triplo. Finita qui? No: Duncan (alla Fiorentina per 15 milioni), Demiral (alla Juve per 18), Marlon (12 milioni dallo Shaktar), Traore (26 dal Bournemouth), Boga (25 dall’Atalanta) sono altre tessere di un mosaico comunque in divenire.

A nessuno sfugge come si riveleranno ottimi affari, un domani magari non lontanissimo, anche Lopez e Laurientè, già al centro di attenzione di diversi club anche di grossa levatura. Il primo costò 3 milioni, il secondo una decina: la valutazione del centrocampista oggi è di 15 milioni, quella dell’attaccante passa i 20. I conti, anche in questo caso, sono facili da fare. E tornano.