Marani e un girone tutto da vivere "Rimini? Un brand internazionale"

Il presidente: "Ho conosciuto Stefania Di Salvo, la nuova società ha l’entusiasmo giusto"

Marani e un girone tutto da vivere  "Rimini? Un brand internazionale"
Marani e un girone tutto da vivere "Rimini? Un brand internazionale"

di Nicholas Masetti

"Il girone B è il più atteso". Matteo Marani, presidente della serie C da febbraio, è pronto per iniziare il campionato a fianco di 60 realtà italiane. Per la prima volta lo fa dall’inizio, sbarcando su Sky Sport, dopo un’estate meno movimentata, ma pur sempre accesa tra tribunali, sentenze e ripescaggi. Ora a parlare sarà il campo, dove ci saranno tre emiliano-romagnole e quattro marchigiane.

Presidente Marani, come sta la serie C?

"Sta trovando sempre di più una ragione sociale. È un campionato vicino alle persone e alle piazze, che vive di passione ed è sentito. I segnali di crescita sono stati percepiti anche da Sky Sport, che per due anni ci accompagnerà. Per la serie C questa estate è andata meglio grazie anche a una serie di regole che ci siamo dati sulla parte economica e finanziaria".

Quali sono gli obiettivi che vi siete posti?

"Inclusione, aspetti sociali e stare vicini ai territori, come abbiamo fatto anche durante l’alluvione in Emilia-Romagna (donati 40mila euro, ndr). E poi l’integrazione, abbiamo una missione con i giovani in Primavera 3 e 4. Vengo dalla comunicazione: fondamentale dare visibilità a tutto il buono che c’è".

Questa serie C merita di essere ripensata?

"Non bisogna vedere la serie C come capro espiatorio. Dal punto di vista economico e finanziario le nostre società hanno un 20esimo di indebitamento di altri campionati. Noi i conti interni li abbiamo già fatti, con tanta fatica, pazienza e pochi aiuti. Una riforma non è all’ordine del giorno".

Da qualche anno in serie C ci sono le squadre B. Prima la Juventus, ora l’Atalanta. Una delle chiavi per valorizzare i giovani?

"Le seconde squadre sono una proposta del 2018 e l’ingresso dell’Atalanta dopo la Juventus è una novità importante. I nostri presidenti sono molto in gamba, sono sensibili a questo tema e hanno accolto bene l’ingresso che non è detto sia l’ultimo. Da parte delle società di serie A riscontro un interesse che prima non c’era. La serie C ha il suo appeal".

In estate Under 19 e 20 dell’Italia hanno raggiunto grandi risultati tra europei e mondiali. La C è il campionato dei giovani?

"Anche nei mondiali del 1982 e del 2006 avevamo campioni che erano nati dalla provincia. Se il calcio italiano vuole ripartire deve farlo dalla storia e dalla tradizione, ragionando tutti insieme per far sì che la filiera torni a funzionare al meglio. Serie A e B dovrebbero tornare a pescare dalla serie C. Tanti ragazzi se lo meritano".

Piazze blasonate, realtà emergenti. La serie C, alla Federico Fellini nel cinema, esprime il sentimento della provincia?

"La serie C è la base del calcio. Da qui tutto parte: è una categoria che porta alla crescita. Senza C non c’è calcio italiano".

Nel girone B Cesena, Spal, Perugia, Pescara, Virtus Entella. Cinque piazze per una promozione.

"Sarà molto difficile vincerlo. Tutta l’attenzione è sul girone B: è quello che è cresciuto di più. Ci sono due retrocesse dalla B, una che arriva dal girone C. Sono felice che ci sia tutta questa attesa. E poi aggiungo che l’Ancona è in costante crescita e la Carrarese dà segni di ulteriore sviluppo".

Al Rimini, con Stefania Di Salvo, vediamo anche donne al vertice di piazze storiche.

"Ho incontrato a cena Stefania insieme al marito e ad altri dirigenti. Mi hanno fatto una buona impressione, hanno l’entusiasmo giusto. Si affacciano al calcio perché hanno voglia di misurarsi. Dato che oggi si ragiona molto di brand, Rimini è nel mondo e pochi altri brand sono così internazionali. E ci tengo a ringraziare Alfredo Rota per ciò che ha fatto in questi anni. Lo stadio Neri necessita un po’ di essere messo a posto. I dirigenti nuovi sono tutti legati al mondo del settore giovanile, credo ci sarà questa impronta anche nel nuovo Rimini che guarderà con sempre più interesse ai giovani".

Il Cesena è una piazza con un’affluenza altissima allo stadio e una passione dura da scalfire.

"Cesena è storia e tradizione del calcio, sin dai tempi di Radice prima e Bagnoli poi, fino agli ultimi anni vissuti in serie A. Ha un seguito enorme, con uno stadio molto bello, fatto per il calcio. Ho visto dei cambiamenti societari, dimostrazione che le cose possono essere fatte bene. Lo scorso anno uscì ai playoff con il Lecco, la sorpresa. Ora parte per salire".

Per la Spal tornare subito in serie B sarà difficile...

"Sono reduce da una cena con Joe Tacopina e Filippo Fusco. Mi ha colpito molto che si siano calati subito nella realtà della C. C’è sempre il rischio di un trauma, ma sono stati molto veloci e reattivi nella ripartenza. Hanno il piglio di chi deve combattere, senza nessun naso all’insù".