Gallerie Estensi: "Qui mi sento a casa. E sogno un museo dedicato agli Este"

Alessandra Necci, neodirettrice del polo diffuso tra Modena e Ferrara. Avvocato e docente alla Luiss, è anche una storica e scrittrice. "Queste collezioni racchiudono la storia di una dinastia e dei luoghi".

Gallerie Estensi: "Qui mi sento a casa. E sogno un museo dedicato agli Este"

Gallerie Estensi: "Qui mi sento a casa. E sogno un museo dedicato agli Este"

di Stefano Marchetti

MODENA

Nelle sale della Galleria Estense di Modena ti senti davvero avvolto dalla grande bellezza: vieni accolto da Francesco I d’Este, mecenate acuto e ambizioso che Gian Lorenzo Bernini eternò nel candore del marmo, e lo ritrovi poi nel celebre ritratto che si fece eseguire da Diego Velazquez, puoi incantarti davanti a "Venere, Amore e Marte" del Guercino, al Crocifisso di Guido Reni, al ciclo delle "Metamorfosi" dipinto da Tintoretto, e magari puoi immaginare di suonare l’arpa estense che le dame di corte ascoltavano alla fine del ‘500 a Ferrara. È un mondo di meraviglia che custodisce un’eredità e soprattutto un’identità.

"Queste collezioni racchiudono la storia di una dinastia ma anche la storia dei luoghi, che è poi la storia di tutti", sottolinea Alessandra Necci, neodirettrice delle Gallerie Estensi. Avvocato e docente al Dipartimento di Impresa e management della Luiss ‘Guido Carli’, è storica e scrittrice: ha pubblicato grandi biografie dedicate a grandi personalità come Isabella d’Este. Lucrezia Borgia o Caterina de’ Medici. "Mi è sempre piaciuto raccontare la storia attraverso le storie. Qui alle Gallerie mi sento a casa", sottolinea.

Le Gallerie Estensi sono un museo nazionale unico nel suo genere perché ‘diffuso’ su più città : la Galleria Estense, il Lapidario Estense e la Biblioteca Estense a Modena, il Palazzo Ducale a Sassuolo, la Pinacoteca Nazionale a Ferrara. Un centro di arte e di cultura tutto da scoprire: secondo il bilancio sociale pubblicato al termine del mandato della dottoressa Martina Bagnoli (direttrice dal 2015 al 2023), le Gallerie hanno registrato un costante incremento di visitatori negli anni e, dopo le chiusure legate al Covid, si è visto un ritorno di pubblico pari al 155%. La quota più ampia di visitatori (circa il 46%) si registra alla Pinacoteca di Ferrara, seguita dalla Galleria Estense di Modena (33,3%) e dalla delizia di Sassuolo (20,8%): la visitatrice tipica delle Gallerie Estensi è una donna, età media 55 anni, con un grado di istruzione alto e ovviamente appassionata d’arte.

Professoressa Necci, cosa rappresentano le Gallerie Estensi?

"Sono l’espressione del grande collezionismo italiano e del genio della committenza. A me interessa ribadire con incisività la matrice identitaria di queste collezioni".

E come si può raccontare questa storia?

"Negli oggetti possiamo appunto ritrovare l’impronta dei grandi protagonisti. Io poi sono molto legata alle grandi figure femminili della casata estense: fra i miei progetti c’è appunto quello di esplorare e rievocare questo potere al femminile attraverso una o più mostre. Più in generale, mi piacerebbe poter creare un museo dedicato espressamente agli Estensi e alla loro storia, in cui si riconoscano le nostre radici".

Come dovrà essere il ‘suo’ museo?

"Ogni museo è un luogo in cui si esercita il pensiero, e per questo i beni culturali sono una garanzia di democrazia. Il mio desiderio è che il museo sia davvero la casa di tutti, sempre più aperto ai bambini e ai ragazzi, e pienamente inclusivo. L’arte è gioia, conoscenza e anche terapia e, come la cultura, un baluardo contro la barbarie. E non dimentichiamo l’importanza delle biblioteche che, come ha scritto Marguerite Yourcenar nelle ‘Memorie di Adriano’, sono come granai contro l’inverno dello spirito".

La cultura ‘muove’ anche l’economia?

"Certamente. Gli economisti definiscono i beni museali come ‘beni di merito’. Lo sviluppo culturale e creativo ha una forte incidenza sul Pil, la cultura è un notevole moltiplicatore economico. Sono rimasta senza fiato quando ho visitato il Palazzo Ducale di Sassuolo: un simile gioiello del barocco può concorrere con tutti i grandi palazzi nobiliari italiani ed europei. La sfida appunto è quella di valorizzare sempre più e sempre meglio questi veri e propri giacimenti culturali".

E come fare?

"Occorre mettere insieme l’infrastruttura immateriale, rappresentata dai musei, con tutta l’offerta del territorio, gastronomia, prodotti tipici, Motor valley, e che tutto sia sostenuto da efficienti infrastrutture materiali, strade, collegamenti ferroviari, mezzi pubblici. Dovremo lavorare insieme, a tutti i livelli, pubblico e privato, per una virtuosa collaborazione a favore dell’intera comunità".