Stefano Bonaccini: "La locomotiva Modena. Un mix di competitività e giustizia sociale"

Il presidente dell’Emilia-Romagna commenta il rientro della città in top 10. Tra Motor valley, ceramica, biomedicale e grandi marchi: l’analisi. "E nel prossimo futuro la partita è quella della transizione ecologica".

Stefano Bonaccini: "La locomotiva Modena. Un mix di competitività e giustizia sociale"

Stefano Bonaccini, modenese, è presidente della Regione Emilia-Romagna

di Marco Principini

BOLOGNA

Presidente Stefano Bonaccini, nella classifica del Sole 24 Ore Modena si è piazzata tra le prime dieci città. Quali le caratteristiche che consentono questo primato?

"A Modena, come in tutta l’Emilia-Romagna, c’è una lunga tradizione di buon governo, che può contare su solide basi in termini di servizi e welfare – afferma il governatore dell’Emilia-Romagna –. La disoccupazione è tornata vicino ai minimi fisiologici, sotto il 5%, la nostra sanità è riconosciuta dal Governo come riferimento per le altre regioni e la stragrande maggioranza delle imprese offre condizioni di lavoro mediamente migliori del resto del Paese, grazie a un confronto spesso positivo coi sindacati. Ma non c’è nulla di scontato in questo. Anzi, spesso mi arrabbio quando sento dire ‘Eh ma voi vivete in Emilia-Romagna…’, come se tutto fosse dovuto. I risultati di oggi nascono da politiche lungimiranti e dalla fatica che i nostri genitori e i nostri nonni hanno patito per risollevare una terra che uscì dalla guerra come una delle più povere in Europa e oggi l’Emilia-Romagna è una regione che compete a livello internazionale con le aree più sviluppate del mondo. Anche grazie, credo si possa riconoscere, agli investimenti che abbiamo fatto in questi anni in ricerca, innovazione, nuove tecnologie, rafforzando le reti sociali per non lasciare indietro nessuno".

Anche guardando le altre città della nostra regione, la prima metà della classifica parla molto ‘emiliano-romagnolo’. Un risultato buono, ma su cui non ci si può cullare troppo. Su cosa puntare per migliorare ancora la qualità della vita dei cittadini emiliano-romagnoli? Quali sono le sfide aperte per l’immediato futuro?

"Abbiamo di fronte sfide difficili. La prima si chiama transizione ecologica, per salvare il bene più prezioso che abbiamo: il nostro pianeta. Attraverso lo strumento del Patto per il Lavoro e per il Clima, che riunisce tutte le parti sociali e datoriali della nostra regione, abbiamo fissato l’obiettivo di arrivare entro il 2050 alle zero emissioni inquinanti. E’ un dovere verso le nuove generazioni, che hanno su questo tema una sensibilità ben più rilevante della nostra. La seconda è la transizione digitale e su questo punto l’Emilia-Romagna parte cento metri davanti a tutti: ospitare al Tecnopolo di Bologna il supercomputer Leonardo, tra i primi cinque più veloci al mondo, dà un vantaggio competitivo reale a imprese e centri di ricerca che ormai fondano sui big data la propria attività. E se gli esperti ci dicono che un terzo dei nostri figli e due terzi dei nostri nipoti farà lavori che oggi non esistono, ma dipendono dal grado di sviluppo tecnologico e robotico del territorio dove vivono, si capisce l’importanza strategica di questa infrastruttura".

Ha citato la transizione ecologica, ma questo non rischia di mettere nel mirino il settore automotive e derivati? In Emilia vede rischi per la Motor Valley di cui Modena è cuore pulsante?

"Spazziamo via questo equivoco. La transizione ecologica non è uno spettro che aleggia sulla Motor Valley, tutt’altro. E’ una grande opportunità che le migliaia di aziende di quel comparto conoscono da tempo, tanto che molte sono impegnate su motori non inquinanti seppur ad alte prestazioni. Sono consapevoli che questo cambiamento sia inevitabile, ma chiedono, a ragione, di essere accompagnate con politiche che salvaguardino questo tesoro di competenza, passione e soprattutto di posti di lavoro. Se è vero che si tratta di una trasformazione giusta, oltre che inevitabile e necessaria, è altrettanto evidente che va accompagnata, senza contrapporre ambiente e lavoro, ma aiutando le aziende, come le famiglie, a comprendere l’opportunità economica che porta con sé".

Modena è prima nel settore ‘Ricchezza e consumi’ per capacità di spesa delle famiglie in beni durevoli: che significato ha?

"Se guardiamo i numeri, Modena è una delle locomotive della nostra Regione. E se è vero che l’Emilia-Romagna è una delle locomotive d’Italia, come l’ha definita anche la premier Giorgia Meloni, significa che questa provincia ha potenzialità eccezionali. Qui hanno casa filiere di livello internazionale, leader nei propri settori: penso alla Motor Valley, ma anche alla ceramica e al biomedicale, con marchi leader del mondo. E penso sia giusto anche riconoscere i meriti di un’amministrazione che ha saputo accompagnare la crescita con progetti al passo con i tempi e in linea con le richieste de cittadini. A Modena ritrovo le caratteristiche di tutta la Regione: competitività economica e giustizia sociale, affinché tutti abbiano le stesse opportunità e anche l’ultimo possa tagliare il traguardo come il primo".

Tra i traguardi di quest’anno la città si è conquistata la top5 per parità di genere tra occupazione femminile, imprese rosa e numero di laureate. Qual è il segreto, o meglio, le buone pratiche da prendere a modello?

"Da modenese, questo è un primato di cui vado particolarmente orgoglioso. Una soddisfazione che estendo a tutta la Regione, perché sulla parità di genere abbiamo lavorato molto in questi anni. Dal 2020 abbiamo stanziato 4 milioni di euro per promuovere l’imprenditorialità femminile, un modo per promuovere l’ingresso e la permanenza delle donne nel mondo lavorativo e sviluppare progetti di conciliazione dei tempi scuola-lavoro. Ma pur meritorio, da soli questi interventi non bastano. Per questo, abbiamo investito decine di milioni di euro nell’abbattimento delle liste d’attesa ai nidi e soprattutto, primi in Italia, proprio i nidi in montagna e nelle aree interne da quest’anno saranno gratuiti. Queste sono le politiche che aiutano concretamente le famiglie e le donne a realizzare il proprio percorso di vita. Certo, una Regione da sola può fare fino a un certo punto, ci aspettiamo anche a livello nazionale scelte ben più corpose su questo tema".