Il colonnello Antonio Caterino: "Allarme furti, case nel mirino. Cerchiamo di educare i cittadini a collaborare con l’Arma"

Il comandante del gruppo carabinieri: "Le baby gang non hanno vincoli associativi, sono situazioni di fragilità sociale. Nuove tecnologie per monitorare i reati sul territorio".

Il colonnello Antonio Caterino: "Allarme furti, case nel mirino. Cerchiamo di educare i cittadini a collaborare con l’Arma"

Il colonnello Antonio Caterino: "Allarme furti, case nel mirino. Cerchiamo di educare i cittadini a collaborare con l’Arma"

Colonnello Antonio Caterino, comandante del Gruppo carabinieri di Modena, nella classifica del Sole 24Ore Modena è settima, ma 50esima per "Sicurezza e giustizia". Va migliorato qualcosa nella lotta alla criminalità?

"La popolazione modenese continua a essere esposta soprattutto al fenomeno dei furti in appartamento e delle rapine in strada, che costituiscono il motivo di maggiore allarme sociale. Rispetto ai dati rilevati nel 2022, abbiamo registrato un rialzo del numero dei delitti nel 2023, con un aumento percentuale di furti e rapine. Modena si appresta ad assumere caratteristiche fortemente metropolitane, pur mantenendo ancora quella ‘dimensione uomo’, sul piano dei rapporti umani, della tenuta della socialità e dell’accessibilità ai servizi, che la rende vivibile e attrattiva. Contemporaneamente, si rilevano interessi di malintenzionati a sfruttare il benessere dei modenesi. È necessaria quindi una risposta a più livelli, che coinvolga l’impegno delle forze di polizia, ma anche dei cittadini"

In che modo?

"Il loro apporto informativo sulle situazioni anomale, la sistematica denuncia dei reati e la segnalazione al numero di emergenza 112 irrobustiscono il sistema di sicurezza partecipata che serve per affrontare insieme le vulnerabilità del territorio. La risposta e la sensibilità della popolazione, in questo senso, fanno marcare un significativo elemento di distinzione quanto a partecipazione attiva ai problemi di sicurezza".

Furti nelle abitazioni: si può migliorare la situazione?

"Ritorno al concetto di sicurezza partecipata, poiché l’adozione di alcuni accorgimenti rende la casa più protetta e dunque meno appetibile per i ladri, soprattutto in ragione del fatto che agiscono dove valutano vi sia un minor livello del rischio di essere scoperti. Numerose sono state le iniziative di sensibilizzazione delle persone, effettuate dagli ufficiali comandanti delle Compagnie. Alle indicazioni di carattere pratico, abbiamo aggiunto la necessità di puntare molto sui rapporti di buon vicinato, per la ricerca di una reciproca collaborazione che consenta di monitorare le abitazioni, oltre all’opportunità di non mettere al corrente, anche attraverso i canali social, tutte le persone di non stretta conoscenza degli spostamenti (soprattutto se le assenze sono prolungate). Ogni azione criminosa è oggetto di una preventiva pianificazione basata sull’osservazione dell’ambiente esterno".

Altro tema che preoccupa è quello della baby gang.

"Per quel che riguarda la devianza giovanile, di recente anche a Modena si sono verificati diversi episodi, soprattutto nel centro storico, che hanno visto protagonisti minorenni (anche stranieri non accompagnati) e maggiorenni. Sinora, non sono emerse caratteristiche da ipotizzare vincoli associativi, riti di affiliazione, né risultano attive vere ’baby gang’. Non per questo, tuttavia, deve essere sottovalutato il fenomeno dell’aggregazione giovanile nella commissione di un delitto. Sottolineo che i comportamenti antisociali o criminali derivano spesso da carenze sociali o da fragilità mal seguite, pertanto è necessario che tutti gli organismi che si occupano di educazione cooperino, per la migliore integrazione possibile, con le forze di polizia, in funzione di una complementarietà di interventi e favorire un avvicinamento alle istituzioni che operano per proteggere diritti e libertà. Non agevola per la percezione del fenomeno l’uso di un linguaggio enfatico, aggressivo o incline alla generalizzazione del giudizio sull’intera fascia d’età giovanile. Né sono più apprezzabili eccentriche forme di comunicazione o autoreferenziali celebrazioni di successo investigativo. Spesso la struttura del linguaggio può costituire il contenitore identitario ricercato proprio nella fase adolescenziale e nel quale un giovane in crescita può rischiare di inserirsi".

Stupefacenti, quali sono i clan più attivi sul territorio?

"A Modena, come in altre parti d’Italia, il mercato degli stupefacenti è sospinto dalla domanda, con offerta di varie sostanze, in contesti organizzati, prevalentemente appannaggio di stranieri".

Quali sono gli obiettivi dell’Arma di Modena nel 2024?

"In linea con le indicazioni ricevute, il Comando provinciale svilupperà il suo impegno su più direttrici. Grazie alle Stazioni carabinieri, al pronto intervento 112 (sezione Radiomobile e centrale operativa) e alla compagine investigativa, incentreremo le nostre attività sulle vittime più vulnerabili. Proseguiremo nelle campagne informative tematiche, oltre a promuovere la cultura della legalità in ambito scolastico, per azioni di sensibilizzazione in circoli frequentati da anziani, comunità di stranieri, parrocchie e altri ambiti. Per migliorare il livello della sicurezza e della sua percezione agiremo sulla prevenzione. Riteniamo che molte fenomenologie criminali (furti/rapine in abitazione, furti con destrezza, furti su auto, truffe e danneggiamenti quando collegati a reati predatori) possano essere affrontate incrementando la consapevolezza dell’esposizione al rischio da parte delle vittime con il conseguente sviluppo di precauzioni, oltre che mediante la prontezza nel chiedere l’intervento delle forze dell’ordine e nella segnalazione di situazioni sospette. Affineremo l’analisi operativa attraverso l’utilizzo del Sistema integrato per la georeferenziazione dei reati (Sigr), che consente di esaminare la componente geografica dei ’reati commessi’ attraverso l’utilizzo di mappe cartografiche, tabelle e grafici integrati tra loro".

Come funziona?

"Si tratta di un applicativo dinamico del sistema di indagine, basato sui Data Mart del sistema di supporto alle decisioni relative a reati avvenuti, reati scoperti, vittime e autori, che utilizza dati operativi. Tra i numerosi strumenti messi in campo ai quali è possibile fare riferimento, faremo ricorso in modo mirato a servizi straordinari di controllo del territorio, partecipando altresì ai servizi ad ’alto impatto’ interforze; a servizi specifici con l’impiego di etilometro; a interventi in luoghi di aggregazione criminale e al controllo strutturato di aree degradate. Coglieremo ogni opportunità per promuovere appropriate misure di prevenzione personali (tra le quali quelle previste dal Decreto Caivano) e patrimoniali, ovvero la revoca di autorizzazioni amministrative per tutelare la sicurezza pubblica. Massimo impulso sarà dato per affrontare la casistica relativa al Codice Rosso con una risposta efficace. Saranno valutati i rischi di infiltrazione criminale nell’economia, senza dubbio molto alti, per il livello di ricchezza prodotta, per il volume d’affari cospicuo, per l’indotto e per le recenti iniezioni finanziarie di sostegno negli ultimi mesi disposte dal governo. Ci avvarremo del contributo del Nucleo carabinieri Ispettorato del lavoro per verificare il rispetto della normativa in materia di sicurezza a tutela dei lavoratori".

Come lavorate in accordo con le altre istituzioni?

"Il Patto Modena Sicura, ora aggiornato, definisce un quadro chiaro di collaborazione istituzionale ai vari livelli, che trova la sintesi nel Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dalla prefetta Alessandra Camporota. Le criticità del territorio sono oggetto di confronti, basati sull’integrazione informativa e sulla una condivisione di decisioni. L’entusiasmo nell’affrontare insieme le sfide più difficili permette di trovare sempre una soluzione in termini di impegno comune. La complessità delle situazioni esige sempre sforzi corali".